Numeri da capogiro sui social e visione imprenditoriale, Andrea Torelli ha fatto della comunicazione digitale il suo motore, portando l’immobiliare di Arezzo anche dall’altra parte del mondo
Una casa, oggi, si visita molto prima di entrarci. Prima ancora che una chiave giri nella serratura. Passa da uno schermo, da un video, da un reel. Su Instagram o su TikTok. E arriva negli smartphone delle persone. È su questa intuizione che Andrea Torelli ha costruito il modello ATI Real Estate, coadiuvato dalla socia Laura, da Gianluca e Marta. Vendere casa, per lui, significa creare attenzione, di conseguenza generare fiducia e far vivere virtualmente l’immobile prima ancora dell’appuntamento. Milioni di visualizzazioni, che si trasformano in vendite e in un risparmio di tempo per chi acquista.
Possiamo chiamarti “l’influencer delle case”?
«Diciamo che il termine influencer può far sorridere, ma se lo intendiamo nel senso giusto sì. Oggi, nel nostro lavoro, devi avere la capacità di influenzare positivamente un mercato e di portare un prodotto davanti alle persone giuste. Spesso chi vede i video mi ferma per la strada per una foto. Ma capisco che è necessario portare avanti questo concetto».
Tra l’altro, entrare nel suo ufficio significa poi scoprire un altro tratto distintivo, quello artistico.«La prima galleria d’arte contemporanea in Italia che ospita al suo interno uno studio immobiliare. Le due mie passioni. Dono un quadro ogni volta che un cliente acquista un immobile da me. Significa lasciare qualcosa di bello dentro quel nuovo inizio».
Quanto ha contato la visione imprenditoriale nella tua scelta di innovare e provare sempre ad anticipare il mercato?
«Ho iniziato questo mestiere nel 1999 e ho capito durante le diverse crisi del nostro settore che il modo di vivere stava cambiando. Così ho sfruttato internet: dai siti web sono passato ai social; poi ai podcast e ai video verticali. Devo veicolare il prodotto dove ci sono più utenti. E farlo prima degli altri mi permette di avere molti vantaggi: il più importante, aprire un nuovo mercato. Oggi la casa che vendi devi saperla raccontare, devi saperla posizionare, devi sapere quale linguaggio usare e dove portarla. Anche perché spesso è il bene materiale più importante nella vita di una persona».
Cos’è cambiato negli anni nel rapporto col cliente?
«Oggi l’acquirente arriva molto più informato di una volta. Chi acquista è preparato quanto, se non più, di chi vende. Per questo chi vende deve essere sempre un passo avanti: competente, aggiornato e pienamente trasparente. La mia strategia è la verità: devi dire le cose come stanno. Se una casa ha un certo valore, va spiegato. Se il prezzo richiesto è fuori mercato, va detto. La verità non è solo una questione etica, è anche una questione di efficienza».
Quando hai capito che i social potevano cambiare il modo di vendere casa?
«Il Covid è stato un acceleratore enorme. Dovevo trovare un modo per mostrare gli immobili. Così ho iniziato a realizzare video espositivi con drone, telecamere e me in prima persona. Funzionava: il video permetteva alla persona di vedere davvero la casa prima ancora di entrarci. Oggi arrivano clienti che sanno già com’è fatta, dove sono gli spazi, come sono distribuite le stanze, perfino dove si trovano le prese elettriche».
I clienti arrivano anche da fuori Italia?.
«Abbiamo venduto case ad Arezzo a persone che vivevano a Seattle, New York, Los Angele, che hanno visto i nostri contenuti online, si sono interessate e poi hanno avviato un percorso d’acquisto. Il digitale abbatte le distanze. Ma chi compra da fuori deve potersi fidare di quello che vede e che gli racconti. Per questo abbiamo iniziato a produrre contenuti anche in lingua inglese. Ma senza strafare: la fiducia si costruisce con la competenza».
Uno degli aspetti più innovativi del tuo metodo è la verticalizzazione degli appuntamenti. In cosa consiste?
«Significa ottimizzare il tempo di tutti. Invece di fare dieci appuntamenti sparsi durante la settimana, chiedo al proprietario di uscire la mattina e rientrare la sera. In quel giorno organizziamo tutte le visite, con persone già selezionate grazie alle campagne digitali».
Prima della vendita, però, c’è la valorizzazione dell’immobile.
«La casa deve essere nella sua migliore versione: pulita, ordinata, curata e spersonalizzata. L’acquirente deve riuscire a immaginare la propria vita dentro quegli spazi. Non deve sentirsi ospite nella casa di qualcun altro. Per questo bisogna togliere gli oggetti troppo personali, anche cose banali come uno spazzolino da denti».
Hai scelto solo immobili residenziali. Perché?
«Sì. Diffido di chi dice di saper fare tutto. Per risultare affidabile devi essere preparato su un campo specifico. Il valore aggiunto è togliere al cliente ogni problema, portarlo a una vendita pulita, sicura, senza sorprese».
Alla fine, tra social, numeri, video e tecnologia, qual è il centro del tuo lavoro?
«Il cliente contento. Tutto parte e finisce lì. La tecnologia è uno strumento, non il fine. I social servono, i video servono, i droni servono, ma alla fine il rapporto umano è centrale. Perché un cliente soddisfatto resta, parla bene di te, torna. Questo per me vale più di tutto».










