Per anni Laura Polverini ha immaginato scenografie dietro una vetrina. Ha trasformato negozi in racconti, inventato atmosfere, costruito emozioni. Oggi quei mondi sono finiti sulle tele dove convivono realtà e immaginazione, natura e sogno

 

L’acqua scende tra le rocce, attraversa il muschio, si riempie dei riflessi e delle sfumature del verde. Tra i cespugli spunta un leopardo. Poco più in là un fenicottero osserva in silenzio. Uno scoiattolo beve dalle sponde del ruscello mentre una rana si arrampica su un masso. È un mondo vivo, abitato da presenze discrete e da ricordi che non hanno mai smesso di respirare. Laura Polverini quei luoghi non li dipinge soltanto. Li attraversa. Li abita. Vi entra dentro fino a sentire il canto del torrente e il profumo dei fiori.

Prima di diventare un quadro, ogni paesaggio è stato memoria. Una cascata osservata da bambina, il silenzio di un sentiero di campagna, un animale intravisto da lontano. Poi il tempo ha fatto il resto, trasformando quell’immagine in colore.

Classe 1944, aretina, ottava di undici figli, Laura cresce in un grande contesto familiare in cui la natura è presenza quotidiana. Dopo gli studi commerciali inizia a lavorare nel negozio di abbigliamento della madre.

“Mi occupavo dell’allestimento delle vetrine e capii subito che quella poteva essere la mia strada. Altre attività richiedevano la mia consulenza e il mio lavoro. Mi piaceva osservare le persone, capire chi fossero, quale fosse lo stile del negozio. Una vetrina doveva parlare di loro”.

La conferma arriva con un concorso della Camera di Commercio di Arezzo, dove conquista il primo premio. Da quel momento inizia una carriera che durerà oltre trent’anni. Un lavoro molto diverso da quello che conosciamo oggi. Non esistevano cataloghi digitali, materiali pronti all’uso o immagini da cercare in rete. Ogni idea nasceva nella mente e prendeva forma attraverso studio, progettazione e manualità.

“Dovevo inventare tutto. Pensare il soggetto, costruirlo, trovare i materiali. Era un lavoro che richiedeva fantasia ma anche tanta tecnica”.

Lavora per il gruppo La Perla in tutta la Toscana, realizza allestimenti per il settore orafo aretino e colleziona riconoscimenti prestigiosi. Negli anni conquista più volte il primo premio nazionale come “Miglior vetrina” e nel 1997 ottiene il titolo di Maestro vetrinista dall’Accademia Vetrinistica Italiana. Ma più dei premi, a restarle dentro è il processo creativo.

Mentre le vetrine le insegnavano a costruire mondi, la natura continuava a seminare immagini. Insieme al marito Mariano, Laura trascorre anni tra passeggiate a cavallo, giardinaggio, e un diretto contatto con gli animali. Giorno dopo giorno, senza saperlo, raccoglie il materiale più prezioso per i suoi futuri dipinti.

Arriva la pensione, per molti un punto di arrivo. Per Laura, l’inizio di un nuovo sentiero.

Si dedica alla sua serra, ai fiori, osserva la trasformazione delle rane. Costruisce attorno a casa un piccolo universo che sembra uscito da una fiaba. “Un giorno mia figlia Marzia, anche lei talentuosa e richiesta vetrinista, mi chiese di farle un ritratto”.

Quel primo dipinto sorprende tutti, lei compresa. Comincia copiando Monet, il maestro che più ama. I suoi giardini, le sue atmosfere sospese. Poi qualcosa cambia.

“Ho capito che non volevo solo riprodurre. Potevo creare qualcosa di mio. Presi a dipingere i miei soggetti preferiti: mio marito Mariano, sempre al mio fianco, mia figlia, i miei animali, i miei luoghi del cuore”.

Autodidatta, sostenuta dalla famiglia e dal nipote Fabrizio Modesti, artista e pittore, prende coraggio e lascia spazio all’immaginazione.

Nascono così i suoi paesaggi. Luoghi che affondano le radici nell’infanzia e nella memoria. A San Polo c’è un torrente che scende tra tre cascate. Un’immagine che non l’ha mai abbandonata.

“Mi sono sempre rimaste nel cuore. Quando dipingo tornano fuori da sole”.

Ma sulla tela la memoria non si limita a ricordare. Trasforma. Le cascate diventano più luminose, i giardini più rigogliosi, i sentieri più misteriosi. Tra le foglie compaiono ricci, tassi, cavallette, animali esotici, creature nascoste che attendono di essere scoperte. Ogni quadro sembra invitare chi guarda a fermarsi qualche istante in più.

Perché c’è sempre qualcosa che sfugge al primo sguardo.

“Quando dipingo entro dentro i miei quadri. Posso far parte di quel mondo, viverlo davvero. E mi fa bene all’anima”.

Laura non rappresenta la natura. La abita. I suoi acrilici raccontano un mondo ancora capace di meraviglia. Un mondo che nasce dai ricordi ma non appartiene al passato. Sulle sue tele convivono realtà e immaginazione, natura e sogno.

Dopo numerose esposizioni collettive, ad aprile ha inaugurato la sua prima mostra personale nella Galleria Ricasoli di Palazzo della Provincia, ottenendo un successo inaspettato e gratificante.

“Adesso? Continuo a studiare a modo mio, passeggio con mio marito, visito mostre insieme a mia figlia. Osservo e imparo. E poi aspetto una nuova ispirazione”.

Come si aspetta la primavera. Senza forzarla. Sapendo che prima o poi arriverà.

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Chiara Calcagno Ostinatamente giornalista, scrivo per lavoro, per piacere, per fare la spesa. Mi nutro di bellezza, di mare, di vigne e di cinghiale in umido. Quello di mia nonna. Vorrei avere capelli sempre in ordine e mani curate ma perdo troppo tempo a cercare le chiavi dentro la borsa.