Marco Razzolini e un approccio innovativo che unisce la tecnologia laser, la cura specialistica dei bambini, una visione familiare dello studio dentistico. Lontano dalle logiche standardizzate delle grandi catene

 

Dopo una lunga carriera che lo ha portato dall’Australia fino al Veneto, passando per consulenze internazionali in Francia e Inghilterra, Marco Razzolini ha scelto di tornare nella sua Arezzo. Con un’esperienza ventennale che spazia dalla laurea in igiene dentale all’odontoiatria pediatrica e alla chirurgia, il dottor Razzolini propone un modello di cura basato sulla prevenzione e sul rapporto di fiducia. L’abbiamo incontrato nel suo studio in via Giuseppe Garibaldi e ci ha raccontato come la tecnologia, in particolare il laser, e un approccio “a misura di bambino” stiano rivoluzionando il settore.

 

 

Il suo percorso professionale è molto ricco e internazionale. Come nasce la sua visione attuale dell’odontoiatria?

 

Lavoro in ambito odontoiatrico dal 2002. Ho iniziato con un Bachelor Degree in igiene dentale in Australia, per poi proseguire gli studi in Italia, prima a Siena con una laurea in igiene dentale, poi con una laurea in odontoiatria e protesi dentaria all’Università degli studi de L’Aquila, un perfezionamento annuale al policlinico Gemelli di Roma in chirurgia e implantoprotesi e infine con un master di secondo livello in odontoiatria pediatrica e ortodonzia in età evolutiva presso l’Università di Padova frequentando i reparti pediatrici dell’ospedale di Padova e Treviso.

 

Dopo dieci anni di consulenze all’estero e direzioni sanitarie in cliniche importanti, ho sentito il bisogno di creare un mio ambiente: un luogo “coccolo” e familiare, dove poter gestire il paziente in maniera programmata e serena, superando la freddezza delle grandi cliniche da 50 operatori.

 

 

Lei è un grande sostenitore della prevenzione. Qual è l’errore più comune che vede fare a casa?

 

Spesso le persone si lavano i denti senza guardarsi allo specchio e usano pochissimo il filo interdentale. C’è ancora poca cultura della prevenzione: molti arrivano dal dentista solo quando hanno dolore, specialmente i genitori con i bambini. In realtà, se i ragazzi facessero controlli mirati e igiene costante ogni sei mesi, probabilmente non avrebbero mai bisogno di impianti o protesi da adulti.

 

 

Parlando di bambini, quando dovrebbe avvenire la prima visita e come si vince la paura del “camice bianco”?

 

L’età ideale è intorno ai 3-4 anni. La prima visita deve essere vissuta come un controllo di routine dal pediatra, per monitorare lo sviluppo e intercettare precocemente le malocclusioni. Per sconfiggere la paura, serve un ambiente rilassante, con colori vivaci e cartoni animati, ma soprattutto un professionista che abbia una predisposizione caratteriale e una formazione specifica, come quella che ho approfondito nel mio master in pediatria.

 

 

Un punto cardine del suo studio è l’uso del laser. In che modo questa tecnologia aiuta il paziente?

 

Il laser ha rivoluzionato la nostra pratica quotidiana. È un notevole supporto nella terapia parodontale per curare le gengive e salvare i denti che altrimenti andrebbero estratti, spesso senza bisogno di anestesia. È eccellente per gli sbiancamenti professionali e utilissimo con i bambini: permette di annullare la sensibilità al caldo e al freddo o di eseguire piccole chirurgie, come quelle sui frenuli, in modo quasi indolore.

 

 

Si sente spesso parlare di “denti nuovi in 24 ore”. Qual è la sua opinione da esperto in implantoprotesi?

 

C’è molta comunicazione ingannevole. Il cosiddetto “carico immediato” è possibile solo in casi molto selezionati, circa 4 su 100. Il corpo ha bisogno di un recupero biologico dell’osso che va dai 4 agli 8 mesi. Le grandi catene spesso standardizzano queste procedure per abbassare i prezzi, ma il rischio di fallimento implantare dopo pochi anni è molto alto se non si rispettano i tempi della biologia.

 

 

In conclusione, cosa significa per lei curare il sorriso degli aretini?

 

Arezzo è una città che vive ancora molto di passaparola e di figure storiche, ed è talvolta diffidente verso le novità. Il mio obiettivo è far capire che l’odontoiatria è cambiata: oggi abbiamo il flusso digitale e gli allineatori invisibili anche per casi complessi. La mia passione resta la prevenzione. Vorrei che emergesse l’importanza di uno spazio dedicato specificamente ai bambini e alla cura non invasiva; è una scelta professionale che ho fatto proprio perché nel nostro territorio mancava un punto di riferimento così focalizzato sull’età evolutiva.