Il laboratorio creativo The Room di Domenico Sciascia. C’è chi parte da una ricetta, chi da un ingrediente e chi, invece, parte dalle persone
Nel suo The Room, cocktail bar aperto a inizio anno nel cuore di Arezzo, il menù è in continua evoluzione e segue la stagionalità delle materie prime utilizzate per la creazione dei drink. Chi si accomoda a uno dei tavoli si sente rivolgere una semplice domanda dalla quale parte tutto: dolce, amaro o secco? Da lì prende forma un percorso fatto di ascolto, intuizione e sperimentazione.
“Molte persone che vengono qui si fidano di me e non ordinano un cocktail specifico. Spesso mi sento dire “Fai tu”, e questa è la soddisfazione più grande. Io credo che siano i clienti che costruiscono il locale, e sono proprio loro a darmi l’ispirazione per creare nuovi drink” – racconta Domenico.
Dietro ogni cocktail di The Room c’è un lavoro che assomiglia più a quello di una cucina contemporanea piuttosto che di un classico bar. Fermentazioni, estrazioni, cotture sottovuoto, chiarificazioni e preparazioni artigianali fanno parte della quotidianità di Domenico, diplomato all’alberghiero e da sempre affascinato dal mondo della gastronomia. “Ho trasferito molte tecniche della cucina alla miscelazione. Per me un cocktail si costruisce come un piatto: si parte dalla materia prima, si studiano gli equilibri e si cerca di valorizzare ogni ingrediente. Per i miei drink utilizzo i distillati base che mescolo con materie prime cucinate e lavorate sui fornelli”.
Una filosofia che si traduce anche in una forte attenzione alla sostenibilità e alla lotta agli sprechi. Alcuni dei cocktail più apprezzati del locale nascono infatti dal recupero creativo di ingredienti destinati a rimanere inutilizzati. Un’arancia avanzata, una bottiglia di vino non venduta o una materia prima fuori standard possono trasformarsi in un nuovo drink. “Se un ingrediente può avere una seconda vita, provo a costruirci qualcosa attorno. La mixology permette di fare anche questo: sperimentare, correggere, creare valore”.
Tra le creazioni più curiose c’è senza dubbio il Salmonella, un cocktail diventato ormai una sorta di firma del locale. Un nome volutamente provocatorio per una miscela da bere che unisce salmone e crema alla nocciola. “Un drink nato quasi per gioco, da una conversazione con un cliente. All’inizio sembrava un’assurdità, poi è diventato una sfida con me stesso. Ho studiato cotture, proporzioni e tecniche per mesi. Oggi ci sono persone che vengono qui appositamente per berlo”.
La storia del Salmonella racconta bene il metodo di lavoro di Domenico: osservare, ascoltare, mettere in discussione le regole e cercare connessioni dove gli altri vedono soltanto contrasti. Un approccio maturato in anni di studio e formazione, dopo un esordio tutt’altro che semplice.
“Quando ho iniziato non sapevo fare nemmeno uno Spritz. Una sera rimasi da solo dietro al bancone e fu un disastro. Da quel momento ho capito che dovevo studiare davvero e che non potevo improvvisare”.
Da allora sono arrivati corsi di specializzazione, certificazioni e una continua ricerca sulle materie prime e sulle tecniche di miscelazione. Ma per lui la conoscenza non è mai un punto di arrivo: “Ogni giorno imparo qualcosa. Dai libri, dai colleghi, ma soprattutto dai clienti”.
Forse è proprio questa la chiave di The Room. Non un locale costruito attorno al bartender, ma uno spazio che cresce insieme alle persone che lo frequentano. Un luogo in continua evoluzione, destinato ad accogliere mostre d’arte, nuovi progetti gastronomici e sempre nuove sperimentazioni.
Del resto il nome stesso lo suggerisce: una stanza. Un ambiente raccolto dove il cocktail è il punto di partenza per una conversazione, una scoperta o una serata diversa dal solito. “Bere è una scusa. Quello che conta davvero è stare bene”.









