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Cavalli di battaglia

Sono due simboli della Giostra del Saracino, animali capaci di affrontare le insidie di piazza Grande con coraggio e disinvoltura. Hanno vinto, conquistato applausi, lance d’oro e sguardi d’ammirazione, ma dall’anno prossimo non potranno più gareggiare per limiti di età. Per Gianmaria Scortecci ed Enrico Vedovini, cavalieri di talento di Porta Santo Spirito e Porta Sant’Andrea, la sfida più difficile sarà rimpiazzare due grandi amori come Napoleone e Peter Pan

“Nomen omen” dicevano i latini. Magari non si riferivano agli animali, ma conta poco. In realtà avere il destino nel nome può valere per tutti, bipedi e quadrupedi. Prendiamo Napoleone, per esempio: il pensiero va all’arte del comando, alla capacità di governare istinti e pulsioni, di adottare la strategia migliore per conquistare la gloria. Se ti chiami Napoleone, vincere dominando non può non essere la tua inclinazione naturale, anche in una piazza gremita di gente che urla, fischia e applaude.

Oppure Peter Pan, l’archetipo della spensieratezza dilatata oltre i confini del reale, l’abilità nel districarsi in mezzo a questo pazzo mondo di adulti che tu guardi con diffidenza e che magari provano a spaventarti mentre corri sopra quarantasei metri di terra. Sei Peter Pan e non puoi diventare vecchio, nemmeno se compi vent’anni e ti dicono che per la Giostra il tuo tempo è scaduto.

Così diversi e così uguali, uno marrone e uno grigio, entrambi plurivittoriosi. Sono icone del Saracino e sul dorso arcuato, oltre alla sella con lo stemma dei rispettivi quartieri, portano anche i ricordi di processioni festanti in mezzo ad ali di folla, di lance d’oro conquistate al galoppo verso il buratto e la celebrità. Un concentrato di muscoli, crini al vento, zoccoli e nitriti: sono affascinanti questi due cavalli, sono atleti veri, ed è un peccato che dall’anno prossimo la Giostra se la dovranno vivere da lontano, interpretando con l’orecchio vigile i rumori che verranno su dalla lizza e che commenteranno a modo loro, tra uno sbuffo delle narici e un movimento della coda.

Napoleone ha vinto tre volte su sette con 6 centri, Peter Pan otto su ventitre con 13 centri. Medie altissime. Hanno ricevuto carezze, strigliate piene d’affetto, pacche sul collo, perfino baci in pubblico e ovazioni dalla folla. Ci sono bambini che si sono avvicinati al magico mondo del Saracino grazie ai cavalli, a quegli occhi sempre un po’ malinconici e languidi, al clop clop sul selciato di Corso Italia durante le sfilate. Napoleone e Peter Pan erano sempre tra i più ammirati.

Chi li conosce bene sostiene che, potessero parlare, direbbero che vogliono ancora correre Giostra. Che sì, lo stress è tanto, ma alla fine il divertimento vince su tutto il resto. Che Napoleone, quando il corteo arriva in via Roma, si trasforma e accelera il passo perché non vede l’ora di entrare in piazza con i suoi finimenti gialloblu. Che Peter Pan è infastidito dal suono dei tamburi ma poi, appena scorge il Buratto all’orizzonte, diventa un altro e cambia umore, esibendo la sua testiera biancoverde.

Napoleone è generoso, affidabile, sicuro. Peter Pan è orgoglioso, coraggioso, indomito. Napoleone ha cambiato la vita al suo cavaliere preferito, che stava attraversando un periodo complicato, non riusciva ad appoggiare la lancia sulla V e rischiava di essere messo in discussione dal quartiere. Fu un colpo di fulmine, un feeling che nacque all’improvviso, una scintilla che è scoccata e non si è spenta più.

Peter Pan, con il suo fantino, ha vissuto in simbiosi da sempre. Si sono visti, conosciuti, frequentati e giorno dopo giorno sono diventati una cosa sola, una sorta di centauro che moltiplicava forza, tenacia, combattività dell’uno e dell’altro.

C’è un mondo ancora poco celebrato dietro gli annunci dell’araldo e gli squilli delle chiarine, dietro i foulard dei quartieristi e le note di Terra d’Arezzo: è il mondo equestre con i suoi mille risvolti, mille retroscena, mille segreti che in pochi conoscono a fondo. I cavalli non sono soltanto splendidi animali che trasmettono olimpica serenità, ma anche amici fidati, pezzi di cuore da portare in passeggiata, tenendo i piedi morbidi sulle staffe e tirando le briglie soltanto quando è necessario.

Napoleone e Peter Pan sono stati ancora di più. Alleati di ferro in quei brevi e cruciali istanti tra il pozzo e le logge, compagni di vita, amori che non potranno mai essere sostituiti perché l’amore è così: unico e incancellabile. Per Gianmaria Scortecci ed Enrico Vedovini, giostratori di talento, la sfida più difficile, adesso, sarà trovare due nuovi cavalli di battaglia.

 

Andrea Avato
Andrea Avato
Andrea Avato
Amo lo sport, i film d'azione e i fumetti di Dylan Dog.
Adoro viaggiare, ma dovrei farlo più spesso.
Sognavo di fare il calciatore, sono diventato giornalista e poteva andarmi peggio...
Vivrei tutta la vita al mare