Arte, natura e folklore del borgo medievale alle porte del Valdarno

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Porta ideale del Valdarno aretino, il territorio comunale di Castiglion Fibocchi si sviluppa nelle estreme pendici meridionali del Pratomagno, dove in epoca romana passava la via consolare romana denominata Cassia Vetus, che in buona parte ricalca l’odierna via Setteponti. La strada univa inizialmente Arezzo a Fiesole e dal I secolo a.C. alla nuova colonia di Firenze attraverso il Valdarno Superiore. Resti del selciato sono venuti alla luce negli ultimi anni nei pressi del paese, in occasione di scavi per la rete fognaria. L’ambiente castiglionese è straordinariamente variegato. Si va dalle aree pianeggianti coltivate a cereali, solcate da vari torrenti e fossi, a quelle collinari in cui la vite e l’olivo caratterizzano il paesaggio, fino ad arrivare alle propaggini del massiccio del Pratomagno, dove a dominare sono i boschi di rovere, castagno e abete.

Un castello nel segno dei figli di Bocco

Per la sua posizione strategica, il territorio di Castiglion Fibocchi risulta già abitato in epoca romana. Intorno all’anno Mille i Conti Guidi fecero erigere un castello, che nel XII secolo fu ceduto ai Pazzi del Valdarno, una delle famiglie più influenti della zona assieme agli Ubertini. Da Ottaviano dei Pazzi, detto Bocco, passò ai diretti discendenti. Da qui il nome del luogo, citato nei documenti del periodo come “Castrum de filiis Bocchi”, “Castellione de filiis Bochi” o “Castilium filiorum Bocchi” ovvero “Castello dei figli di Bocco”. Nel 1384, con la definitiva sottomissione di Arezzo a Firenze, anche Castiglion Fibocchi finì sotto il controllo dei fiorentini. Nel 1644 il granduca Ferdinando II de’ Medici concesse la zona come marchesato al celebre condottiero aretino Alessandro dal Borro. Gli eredi di quest’ultimo mantennero il feudo fino al 1749, dopodiché, con la riforma lorenese del 1774, nacque il comune autonomo. Un fatto curioso: durante il plebiscito organizzato per l’annessione della Toscana al Regno di Sardegna, nel 1860, Castiglion Fibocchi si distinse tra i municipi aretini per la schiacciante maggioranza a favore del mantenimento del granducato.

A spasso nel centro storico, tra vestigia medievali e angoli pittoreschi

Il capoluogo comunale, adagiato su un piccolo colle a controllo della via Setteponti, è una suggestiva cartolina sia per chi arriva da Arezzo, dopo aver oltrepassato l’Arno a Ponte Buriano, sia per chi giunge dai territori di Loro Ciuffenna e Laterina. Nei piccoli borghi del centro storico le tracce del medioevo sono ancora evidenti, anche se i resti delle mura castellane, che erano scandite da sette torri, oggi non restituiscono appieno il colpo d’occhio che doveva avere secoli fa Castiglion Fibocchi. Per fortuna si è salvata una delle entrate del XII secolo, denominata Porta Fredda per la sua ubicazione a nord. È invece andata perduta Porta del Sole, che si trovava a breve distanza dal Palazzo Comunale. La sede municipale, coronata da una merlatura alla guelfa e provvista di torre con l’orologio, è l’edificio principale di Castiglion Fibocchi fin dal medioevo, ma l’aspetto odierno è frutto di vari rimaneggiamenti in stile neomedievale. Anche la bella porta a sinistra della facciata fu aperta solo nel XIX secolo. La chiesa dei SS. Pietro e Ilario, in origine l’oratorio del castello, occupa per intero un lato di Piazza della Chiesa. Venne completamente ricostruita e ampliata nel 1857, quando fu elevata ad arcipretura. Ottocentesco è pure il campanile, che poggia su un’antica torre, mentre la facciata è frutto di un rifacimento in stile degli anni Trenta del secolo scorso. Al suo interno si segnala un affresco di inizio Cinquecento staccato da una maestà esterna al paese, che raffigura la “Madonna in trono con il Bambino”. È attribuito all’aretino Agnolo di Lorentino, figlio del più noto Lorentino d’Andrea.

I dintorni castiglionesi: arte, natura e molto altro

Nonostante le piccole dimensioni, il territorio castiglionese custodisce vari luoghi che meritano di essere visitati. Si può cominciare dalla chiesa di San Pietro in Pezzano, oggi cappella del cimitero, lungo la via Setteponti. Consacrata nel 1232, custodisce all’interno una preziosa “Annunciazione” attribuita ad Andrea di Nerio, uno dei principali artisti aretini della seconda metà del Trecento. L’aspetto odierno è figlio di un intervento in stile romanico negli anni Trenta del secolo scorso. Alle pendici di Poggio Macchione si ammirano i resti della pieve di San Quirico in Alfiano, documentata dall’XI secolo. Nel corso del Quattrocento perse di importanza e infine fu abbandonata. Nel 2013 l’area in cui sorge fu oggetto di scavi archeologici che riportarono alla luce importanti reperti. Lo splendido borgo panoramico di Gello Biscardo, con la sua chiesa di San Giovanni Battista citata dal XIV secolo, è la frazione principale del comune. Alla località solo legati i “matti da Gello”, personaggi bizzarri le cui storie e avventure, tramandate oralmente fino ai nostri giorni, rappresentano ancora uno dei motivi che rendono famoso il luogo. Anche gli amanti della natura e dell’edilizia rurale toscana hanno l’imbarazzo della scelta a Castiglion Fibocchi. Dalle piacevoli passeggiate nel fondovalle, dove si ammirano bellissime case leopoldine come quella del Poggiale di proprietà della Fraternita dei Laici di Arezzo, uno dei set iconici del film oscar “La vita è bella” di Roberto Benigni, si può salire verso il massiccio del Pratomagno dopo aver goduto delle dolci colline e delle piccole alture castiglionesi, come Poggio Baselica, forse sede di un insediamento romano e in seguito bizantino. Da non perdere infine la visita alla “Big Bench” di Chris Bangle, gigantesca installazione contemporanea a forma di panchina gialla, da cui osservare vedute paesaggistiche uniche.

La magia del Carnevale dei Figli di Bocco

A Castiglion Fibocchi si svolge ogni anno il Carnevale dei Figli di Bocco, manifestazione che attira turisti da ogni dove per ammirare le sfilate che non hanno nulla da invidiare a quelle dei più celebrati carnevali italiani.
Feste carnascialesche prima dell’inizio della Quaresima sono documentate nel castello castiglionese fin da medioevo. Come per altre parti d’Italia, maschere e costumi contribuivano a celare l’identità di chi li indossava, così ogni differenza di sesso e religione e ogni forma di appartenenza a precise classi sociali venivano annullate. In quel particolare periodo della stagione invernale, quindi, chiunque poteva affrancarsi dalla quotidianità e dai pregiudizi, per assaporare il divertimento e la gioia di vivere.
La prima edizione dell’era moderna del Carnevale dei Figli di Bocco è datata 2 febbraio 1997. Ogni anno, da allora, il borgo toscano si trasforma in un luogo magico in cui si muovono, grazie all’associazione Carnevale di Castiglion Fibocchi Aps, oltre duecento figuranti con indosso spettacolari maschere barocche che ricordano quelle veneziane e incredibili vestiti realizzati dalle sarte del paese. Una delle caratteristiche più belle della manifestazione castiglionese è infatti il coinvolgimento di tutti i cittadini per la buona riuscita dell’evento, che per il suo fascino ha ormai valicato da tempo i confini locali, facendosi apprezzare in Italia e all’estero.