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Quando la velocità è un modo di vivere

Andrea Piccini, pilota nella European Le Mans Series con la Ferrari 488 GT, vincitore della 24 Ore di Spa, istruttore federale, dal 2017 è titolare, insieme con Sergio Pianezzola e il fratello Giacomo di IRON LINX, academy per giovani piloti e driver

Si corre per arrivare primi, per stare in testa il più a lungo possibile, per sentirsi vivi e liberi. Andrea Piccini oggi gareggia nella European Le Mans Series con una Ferrari 488 GT e a 42 anni si batte come un leone contro gli avversari storici e contro i giovani che cercano di farsi largo.

La velocità è una passione di famiglia: “Mio padre correva in salita mentre mia madre cercava di tenermi lontano dalle corse. Ma a quindici anni, grazie proprio a suo fratello, sono salito su un go-kart ed è scoccata la scintilla”. Un po’ di gare, abbastanza per capire che quello sarebbe stato il suo mondo, e pochi soldi prima di disputare il Campionato europeo e tedesco di Formula Opel Lotus: “Era il ’97 e quella fu la mia prima stagione completa”.

Quando si pensa ai piloti nell’immaginario collettivo s’immagina la F1, dove sono poco più di venti, ma c’è un mondo di corse che merita di essere raccontato: “Le squadre automobilistiche sono delle aziende e si comportano come tali, quindi per correre devi pagare, o ci pensa la famiglia o gli sponsor, e anche io, dopo i primi anni di gare disputati grazie ai sacrifici di mio padre, ho fatto il salto di qualità così, grazie a Remus scarichi per auto e moto. Hanno creduto in me e nel mio progetto e mi hanno permesso di fare la Formula 3000 e il collaudatore in F1 con la Minardi. È stato Giancarlo a consigliarmi di passare alle vetture GT, visti gli ingenti budget che erano necessari per entrare in F1: un italiano su macchina italiana, Ferrari 550 Maranello GT1, con cui ho ottenuto le prime importanti vittorie, arrivando terzo assoluto nel FIA GT Championship e conquistando il Casco d’Oro di Autosprint come migliore pilota italiano di quell’anno”.

Esistono due gare iconiche nel motorsport, la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans: “Questa, per me, è la Gara con 60 macchine, 180 piloti e i veri appassionati tutti intorno. Persone che dormono in tenda una settimana, che vengono a vedere le macchine e le verifiche prima della corsa, cercando gli autografi, senza dimenticare il fascino della notturna. Una volta c’era un approccio più conservativo, adesso, grazie all’affidabilità delle macchine, si spinge dall’inizio alla fine”, dice Andrea con razionalità, ma anche con grande passione, che si nasconde tra le righe della competenza e dell’eloquio.

Un pilota molto consistente e che commette pochi errori, il quale si riconosce un difetto: “All’inizio mi è mancata un po’ di esperienza, avendo corso pochissimo con i go-kart, ma soprattutto ho sempre sentito troppo le gare, dovrei controllarmi di più, essere più freddo, invece prima della partenza a volte vorrei sparire, poi quando salgo in macchina sono capace di gesti eroici. Certo, se avessi avuto l’esperienza di oggi con l’incoscienza di venti anni fa sarei stato il pilota perfetto”. In Formula 3000 ha potuto lavorare fianco a fianco con Fernando Alonso: “Un fenomeno vero, indimenticabile. Ma i duelli più belli sono stati quelli in GT con Jamie Campbell-Walter, che guidava una Lister Storm, lui è l’avversario che ricordo con più piacere”.

La vittoria più importante quella del 2012 nella 24 Ore di Spa con l’Audi, dopo tanti piazzamenti: forse non la gara migliore di Andrea Piccini, ma certamente una di quelle che ne certificano la qualità come pilota di altissimo livello. Subito dopo, però, è arrivato anche il momento più complicato della sua carriera, quando Audi e BMW hanno ridotto gli organici e lui è rimasto a piedi, perdendo un po’ il ritmo gare, che in questi ultimi anni ha ritrovato, alla grande.

Nel frattempo Andrea era diventato (1998) istruttore federale e direttore dei corsi Ferrari e Maserati per oltre dodici anni, un percorso che l’ha portato a fondare Iron Lynx (2017), motorsport lab, insieme con Sergio Pianezzola e il fratello Giacomo, pilota pure lui: “La nostra idea iniziale era quella di aprire un’academy rivolta ai giovani con le monoposto e ai gentleman drivers con le vetture Gran Turismo. Il nostro modo di lavorare ci ha aperto le porte a collaborazioni con le più importanti squadre sia del panorama GT che Formula, come AF Corse e Prema Powerteam. Sicuramente, nel tempo, abbiamo dimostrato di saperci fare e abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna”, quella che solo le persone speciali ammettono di avere incontrato per strada.

Una vita sempre sul confine, tra obiettivi superati e futuri: “Mi ero sempre detto che sarebbe stato bello poter arrivare a 40 anni correndo ai massimi livelli e, oggi, a 42 posso ritenermi pienamente soddisfatto dei tanti traguardi raggiunti, considerando anche quanti giovani forti crescono nel mondo delle corse. Certamente, nel futuro, mi dedicherò maggiormente alla gestione di Iron Lynx, ma per adesso voglio continuare a competere: la 24 Ore di Le Mans, per me, è l’anima del mondo delle corse, del motorsport”.

Sposato con Michela, docente di educazione fisica, di certo non si sono innamorati condividendo la velocità: “Non è particolarmente appassionata, ma, quando il lavoro lo permette, mi segue e mi supporta in giro per il mondo da oltre vent’anni. Preoccupata? Più mia madre. Capisco che da fuori possa sembrare tutto molto pericoloso ma perché non si tiene conto di alcuni dettagli: andiamo tutti nella stessa direzione, siamo concentrati, siamo dei professionisti con specifiche competenze e abbigliati con i migliori sistemi di protezione personale. Le macchine sono molto più sicure di una volta, così come le piste che hanno ormai vie di fuga molto ampie e standard di sicurezza elevati. Sessant’anni fa i piloti erano dei veri pionieri su missili senza freni e con in testa solo un casco di cuoio. La vera paura oggi? Quella di ogni sportivo, di non ottenere i risultati sperati”, sottolinea Piccini.

La cosa che colpisce di più, parlando con Andrea, è la sua competenza sulle macchine che guida, la conoscenza dei dettagli, della potenza, del carico e delle potenzialità una volta in pista. La sua professionalità è così spiccata che si fatica a vedere il fuoco che arde dentro di lui, quello che brucia sotto la tuta e il casco una volta sulla griglia di partenza, quello che l’ha fatto diventare uno dei piloti più bravi e autorevoli del panorama internazionale del motorsport.

Francesco Caremani
Francesco Caremani
Francesco Caremani
Giornalista, comunicatore, aretino; tutto mescolato insieme. Faccio cose, vedo gente, «... se son d’umore nero allora scrivo / frugando dentro alle nostre miserie», il resto è solo mio