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La Postierla di Pozzolo

Poco conosciuta ma con una storia densa di retroscena: la postierla è uno degli elementi più caratteristici dell’accesso a nord di Arezzo, situata nel tratto di mura che va da Porta Stufi a Porta San Clemente. Tamponata e poi riaperta nel 1944, oggi è collegata al camminamento intitolato alla ex soprintendente Anna Maria Maetzke

La Postierla di Pozzolo è uno degli elementi più caratteristici dell’accesso a nord del centro di Arezzo. Secondo la maggior parte degli storici faceva parte delle tredici porte della cinta muraria realizzata nel 1194-1200, citata nei documenti anche come Pozuolo, Pozzuolo e Pozoli. Nella cerchia successiva, quella tarlatesca del Trecento, avrebbe perso di rilevanza, venendo relegata al ruolo di “postierla”, ovvero una entrata secondaria, situata nella cortina tra Porta San Clemente e Porta Stufi.

Negli Annali di Fraternita XXVI, recentemente pubblicati, Marco Giustini disserta sugli ingressi che si trovavano nella cinta duecentesca settentrionale, spostando però l’originale Porta Pozzolo e il sobborgo omonimo nel tratto tra l’odierna Fortezza e la scomparsa Porta San Biagio, quest’ultima celata dove è il muro di contenimento del Prato. Quella che vediamo oggi, invece, sarebbe secondo il giovane storico da ricondurre alla “Porta San Domenico” indicata in un documento del 1310. Un’interessante ipotesi da approfondire.

Durante il breve dominio fiorentino del 1337-1343, causato dalla decisione di Pier Saccone Tarlati di cedere la propria signoria su Arezzo in cambio di denaro e privilegi, presero il via i lavori per realizzare un nuovo sistema fortificato composto da tre strutture principali: la cosiddetta “Cittadella”, il Cassero di San Donato e il Cassero di San Clemente. I primi due, situati nelle attuali aree del Prato e della Fortezza, erano collegati al terzo attraverso un corridoio esterno coperto, che determinò la manomissione dei precedenti accessi.

A destra e sinistra di quella che attualmente è denominata Postierla di Pozzolo, nel tratto di mura che va da Porta Stufi a Porta San Clemente, si possono ancora notare i resti del passaggio in legno e muratura che serviva ad andare da una parte all’altra del complesso difensivo, forse anche a cavallo. Due secoli dopo, con la realizzazione della cinta medicea cinquecentesca, il corridoio fu smembrato. Nel 1650/52 Annibale Cecchi, ingegnere militare del Granducato, mise in sicurezza le arcate residue. In quel periodo Cecchi stava infatti consolidando il limitrofo baluardo del Torrione, come ricorda nei suoi importanti contributi alla storia delle fortificazioni aretine Andrea Andanti.

La Postierla di Pozzolo rimase tamponata fino al 1943/44, quando venne riaperta per motivi bellici. Con la realizzazione delle scale mobili a nord, è stata messa in collegamento con Porta Stufi grazie al camminamento intitolato ad Anna Maria Maetzke, soprintendente di Arezzo, scomparsa nel 2004.

Subito fuori dalla piccola porta si trova un monumento a ricordo del giovane tenente belga Jean Mauritz Justin Meuret, che offrì la sua vita per affrancare Arezzo dall’occupazione nazifascista. Venne ucciso il 15 giugno 1944 nel vano tentativo di liberare il fondatore del Comitato provinciale di concentrazione antifascista Sante Tani, imprigionato da alcuni giorni assieme al fratello parroco Giuseppe e al partigiano Aroldo Rossi nel carcere aretino. I tre erano stati arrestati dalla Guardia Nazionale il 30 maggio nei pressi di Anghiari.

I genitori di Meuret arrivarono ad Arezzo il primo settembre 1946 per recuperare la salma nel cimitero cittadino. Due giorni dopo, alla riesumazione, la famiglia ricevette un vaso di terra aretina, da mescolare a quella belga al momento della sepoltura nella natia Jemappes. Nelle pagine de La Nazione del 4 settembre 1946 si scrive che il feretro lasciò Arezzo dopo essere stato portato in corteo commemorativo nel centro storico con una jeep. In seguito fu realizzato il monumento in pietra arenaria a ricordo dell’immolazione, che raffigura un libro aperto contornato dalle parole “Giustizia, Libertà e Umanità”.

Marco Botti
Marco Botti
Marco Botti
Aretino di nascita e per vocazione.
Dal 2004 sono giornalista culturale, nonché addetto stampa e curatore di mostre ed eventi.
Arte, musica, storia della mia città sono il pane quotidiano.
Credo nella natura divina dei Beatles.