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Casa vasari – Uno scrigno d’arte nel cuore della città

Dal contratto d’acquisto del 1541 ai giorni nostri: storia, dettagli e retroscena di un luogo che l’architetto, pittore e storiografo aretino amava moltissimo. Camere, corridoi e pareti consentono di fare un viaggio a ritroso nel ‘500, con il preziosissimo archivio vincolato alla dimora con un decreto ministeriale. Un posto che trasuda storia e che lascia a bocca aperta

Geolocalizzazione
Nell’Archivio di Stato di Firenze è conservato un contratto di vendita in cui si ricorda che il grande architetto, pittore e storiografo Giorgio Vasari, il 7 settembre 1541, acquistò una casa in costruzione e un appezzamento di terreno nella parte nord del centro storico di Arezzo, dove oggi corre via XX Settembre. La zona era detta “borgo di San Vito”, dal nome della duecentesca chiesetta dei santi Vito e Modesto.
Lì, a detta sua, si respirava “la migliore aria della città”.
L’anno successivo l’autore de Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori iniziò la decorazione delle stanze con un complesso programma iconografico che lo impegnò, tra sospensioni per i continui incarichi lavorativi e riprese, per alcuni anni.
Il risultato finale fu uno degli esempi meglio riusciti di dimora d’artista, meta irrinunciabile dei turisti che visitano Arezzo.

Da nido d’amore a museo
Nel 1550 Vasari sposò Niccolosa Bacci, stabilendosi con lei nella nuova abitazione. Purtroppo l’intensa attività in giro per l’Italia e soprattutto alla corte di Cosimo I dei Medici, fece sì che egli vivesse ben poco nella sua amata casa aretina. Dopo il definitivo trasferimento nella zona di Santa Croce a Firenze, la residenza d’Arezzo si trasformò quindi in un rifugio dove soggiornare per brevi periodi. Sopraggiunta la morte, nel 1574, la dimora andò agli eredi ma nel 1687 ci fu la dipartita dell’ultimo discendente in linea maschile Francesco Maria. La struttura passò così alla Fraternita dei Laici, già designata nel testamento del 25 maggio 1568 come erede universale, in caso di estinzione della casata.
Nel 1871 la famiglia Paglicci rilevò l’edificio, mantenendolo per quattro decenni, finché nel 1911 lo Stato italiano avviò l’acquisto per farne uno spazio museale. Grazie alla direzione di Alessandro Del Vita, nel corso del Ventennio l’abitazione fu arredata in stile.

Negli anni Cinquanta Casa Vasari si trovò al centro di una rivisitazione dell’allestimento sotto l’egida di Luciano Berti.
Alle opere già presenti se ne aggiunsero una sessantina provenienti dai depositi delle Gallerie fiorentine, tutte realizzate da artisti formatisi alla scuola vasariana o di quel periodo, con l’intento di creare un museo statale improntato sul Manierismo italiano.

Nel 2011, in occasione delle celebrazioni del cinquecentenario dalla nascita dell’artista, l’edificio fu oggetto di un importante finanziamento da parte del Mibact, che ne consentì la complessiva riqualificazione, con la realizzazione al piano terra della nuova biglietteria-bookshop  e di un ascensore per l’abbattimento delle barriere architettoniche. La quadreria fu riallestita in modo più organico e coerente, a cura dell’allora direttore Michele Loffredo.

Un viaggio unico nell’arte del ‘500
Nel 1470/71 fu realizzato un piazzale con portico, progettato da Giuliano da Maiano, dove Lorentino Rispetto al passato, oggi Casa Vasari si visita in senso antiorario.

La Camera della Fama e delle Arti, la prima a essere iniziata nel 1542 dopo il proficuo soggiorno veneziano di quasi nove mesi, è scandita dall’allegoria della fama al centro del soffitto, da quelle delle arti nei pennacchi laterali – poesia, pittura, scultura e architettura – e da sette ovali successivi di qualche anno che ritraggono lo stesso artista, il bisavolo Lazzaro, Spinello Aretino, Andrea del Sarto, Bartolomeo della Gatta, Luca Signorelli e Michelangelo Buonarroti. La quadreria presente è invece per la maggior parte di carattere sacro.

Da questa sala si accede sulla destra al cosiddetto  Stanzino Vasariano, dove sono visibili alcune opere autografe dell’artista e la Testa dell’imperatore Galba, maiolica policroma di Andrea Sansovino del primo Cinquecento, già facente parte della collezione originale di Vasari.

Proseguendo a sinistra si accede invece alla Camera di Apollo e delle Muse. Essa prende il nome dal tondo centrale con il dio delle arti. Intorno a lui le nove muse. La quadreria di questo ambiente propone opere con soggetto mitologico. Pezzo forte è l’Allegoria della Prudenza, un raro esempio di specchio a scomparsa attribuito ad Alessandro Allori o al suo maestro Agnolo Bronzino.

La stanza successiva è la cosiddetta Cucina, probabilmente priva di decorazioni all’origine, dipinta nella volta “a schifo” da Raimondo Zaballi nel 1827. Lo spazio è dedicato alla ritrattistica: da segnalare quelli dello stesso Vasari, del poeta Guittone e i due di Cosimo I dei Medici.

Il Corridoio di Cerere è connotato dal soffitto con la protettrice dei raccolti che guida un cocchio trainato da due draghi. In alto Apollo, col carro che porta il Sole, se ne va per lasciare spazio alla notte. Le opere di piccolo formato delle pareti sono di autori vari.

Il corridoio conduce nel giardino pensile oppure immette nella Camera di Abramo. Questa era la stanza nuziale, realizzata nella primavera 1548, dove spicca un soffitto ligneo decorato a tempera recante al centro Dio che benedice il seme di Abramo coronato dalle allegorie della concordia, della pace, della virtù e della modestia. Bellissime le grottesche e notevoli le opere sulle pareti, tra le quali si segnala il giovanile Cristo portato al sepolcro dello stesso Vasari.

La Sala del Trionfo della Virtù, splendidamente affrescata, è la principale della casa museo. Venne realizzata nell’estate del 1548 con l’intento di celebrare l’arte  e il ruolo dell’artista.
Il soffitto a cassettoni, formato da diciassette tavole dipinte a olio e tempera, presenta al centro il Trionfo della Virtù sulla Fortuna e sull’Invidia. Ai quattro angoli si vedono le Quattro età dell’uomo abbinate alle stagioni, con i frutti caratteristici di ciascun periodo dell’anno. Le restanti dodici tavole raffigurano putti e divinità accostate ai segni zodiacali.

Le storie in monocromo sulle pareti sono tratte dalla Naturalis Historia di Plinio. Il resto della sala è un tripudio di trompe l’oeil, festoni, vasi, mascheroni, vedute e allegorie che contribuiscono alla costruzione di una fantastica architettura dipinta d’impronta manierista. La Venere sopra il caminetto, infine, è un calco in gesso di Bartolomeo Ammannati.Da questa stanza si accede anche alla Cappellina.

L’Archivio Vasariano, un tesoro nel tesoro
Casa Vasari è universalmente nota per custodire l’Archivio Vasariano, qui depositato in perpetuo con atto del 30 luglio 1921 dal suo proprietario, il conte Luciano Rasponi Spinelli.

Tra le tante preziosità della raccolta di documenti, dal 2017 completamente digitalizzata, figurano i Ricordi di famiglia dal 1461 al 1530, i Contratti stipulati dal 1450 al 1586, le Ricordanze dal 1527 al 1573, lo Zibaldone e un carteggio con alcuni tra i più influenti personaggi del Cinquecento, comprese diciassette lettere di Michelangelo Buonarroti.

L’archivio oggi è di proprietà della famiglia Festari, erede dei Rasponi Spinelli. Per la sua importanza e il legame intrinseco con la dimora, nel 1994 è stato ulteriormente vincolato al museo con decreto ministeriale.

Poche risorse, ma tante idee di valorizzazione
L’attuale direttore, Rossella Sileno, in carica dal novembre 2015, sta portando avanti un capillare programma di miglioramento dell’offerta museale, che si scontra sovente con la cronica mancanza di risorse economiche.

Dopo il successo della recente mostra dal titolo “Giorgio Vasari tra Venezia e Arezzo. La Speranza e altre storie dal soffitto di Palazzo Corner-Spinelli”, che da giugno a novembre 2018 ha portato a un incremento medio delle visite del 35%, il 2019 vedrà proseguire la collaborazione con le Gallerie dell’Accademia di Venezia, dalle quali è giunta – in deposito a lungo termine – un’opera di Andrea Schiavone, protagonista del manierismo veneto, raffigurante Cristo davanti a Pilato. Attualmente è in restauro, prima di venire esposta al pubblico.

L’operazione di scambio tra le due istituzioni museali vedrà la tavola raffigurante il Suicidio di Giuda entrare a far parte, quale tassello fondamentale dell’Allegoria della Speranza, della ricostruzione del soffitto realizzato da Giorgio Vasari per Palazzo Corner-Spinelli, all’interno delle Gallerie veneziane.

Tra i buoni propositi per il futuro ci sono progetti didattici, percorsi multimediali, una rivisitazione dell’illuminazione della quadreria, la messa in sicurezza della pavimentazione maiolicata nella cappella e la migliore fruibilità di quest’ultima.
Nel corso del 2018 sono già stati compiuti importanti interventi sul giardino pensile, dal consolidamento del muro di cinta alla realizzazione di un miglior sistema di regimazione delle acque piovane, dal rifacimento del porticato in acciaio corten al restauro e valorizzazione della vasca circolare e della nicchia terminale del giardino. Tutti interventi che hanno contribuito a farne una location privilegiata per eventi musicali e culturali durante la bella stagione.

Marco Botti
Marco Botti
Marco Botti
Aretino di nascita e per vocazione.
Dal 2004 sono giornalista culturale, nonché addetto stampa e curatore di mostre ed eventi.
Arte, musica, storia della mia città sono il pane quotidiano.
Credo nella natura divina dei Beatles.