Artegas è nata ad Arezzo come officina di quartiere ed è diventata una realtà strutturata: quarant’anni di lavoro tra innovazione, sacrificio e rapporti umani curati come il primo giorno

 

Artegas in quarant’anni non ha mai smarrito la propria identità. Nata ad Arezzo all’inizio degli anni ottanta per la riparazione di elettrodomestici e caldaie, grazie all’iniziativa di Roberto Alberti coadiuvato poco dopo da Maurizio Palmini, oggi l’azienda si occupa di assistenza e installazione di caldaie, condizionatori e sistemi di trattamento di acqua e di aria, sia in ambito civile che industriale. Un mestiere artigiano, fondato sulla manualità, che nel tempo ha imparato a convivere con l’innovazione tecnologica. Al timone di Artegas ci sono Davide Gavagni e Simone Teci, soci ed eredi di una storia iniziata ben prima di loro, quando l’attività aveva una vocazione molto diversa da quella attuale. Davide entra in azienda come operaio specializzato in caldaie e diventa socio in un’epoca in cui si lavorava “all’antica”: niente computer, nessun supporto digitale, solo esperienza, intuito e tentativi. Poco dopo arriva anche Simone, quasi per caso. “Facevo tutt’altro lavoro – racconta sorridendo – ma decisi di provare questa nuova avventura pur non sapendo nulla del settore. Dopo il primo mese di prova, insieme a Davide e a uno dei fondatori capimmo che poteva funzionare”.

 

Simone resta operaio per anni, fino a diventare socio quando il fondatore Roberto va in pensione. Per decenni Artegas ha avuto sede nello storico quartiere di San Donato, in un ambiente ridotto, con un soppalco in legno per sfruttare ogni metro. “Lavoravamo in spazi ristretti per cui decidemmo con Roberto di prendere un fondo più grande a pochi metri di distanza nel quale siamo rimasti per un bel po di anni crescendo e migliorando l’azienda. Poi è diventato impossibile continuare: niente parcheggi per i furgoni, traffico continuo. Con l’ingresso in società di Simone abbiamo cercato un fondo nella zona artigianale di Arezzo”.

 

La svolta decisiva arriva nel 2020, in piena pandemia. Nonostante l’incertezza, i due soci scelgono di investire ancora: il magazzino viene ampliato e l’offerta si allarga, integrando figure specializzate nella squadra  come gli idraulici, per garantire un servizio completo ai clienti.

 

Dal racconto emerge una forte passione per il lavoro quotidiano, fatto di interventi nelle case e di problemi da risolvere. Ma c’è anche un rammarico condiviso: la difficoltà nel trovare personale: “È una questione culturale – spiegano. Non tutti sono portati per lo studio e al contempo i lavori manuali sono fondamentali. Fare l’artigiano non è una sconfitta e i giovani dovrebbero capirlo”.

 

Un mestiere duro, certo, ma ricco e che arricchisce sempre più ogni giorno: “Non sei chiuso in ufficio, sei a contatto con la gente, dai risposte concrete. Serve sacrificio e oggi il sacrificio spaventa”.

 

Come in molti settori, anche in questo caso la tecnologia ha cambiato tutto. “Una caldaia di vent’anni fa la capivi a colpo d’occhio, oggi devi essere quasi un programmatore – raccontano Davide e Simone. Una complessità che spesso mette in difficoltà anche i clienti, alle prese con sistemi sempre più sofisticati che loro stessi hanno fatto installare nelle proprie abitazioni”.

 

Artegas conta oggi sette dipendenti oltre ai due soci, migliaia di clienti e un’intensa attività giornaliera su tutto il territorio provinciale. La sede è un continuo via vai di furgoni che partono per rispondere alle chiamate di chi ha bisogno di assistenza. “Non sappiamo se oggi apriremmo un’azienda da zero – ammettono – ma portare avanti ciò che abbiamo preso in mano e sviluppato, è la nostra più grande soddisfazione”. La fatica è tanta, ma la convinzione è una sola: non farebbero altro nella vita: “Un tempo l’artigiano era un punto di riferimento. Oggi siamo ricchi di tecnologia ma poveri di umanità. Noi crediamo ancora nei rapporti personali e nel valore di questo mestiere”.

 

Il futuro di Artegas passa dalla crescita, dal miglioramento continuo del servizio e dalla ricerca di persone motivate da inserire nel team, con una consapevolezza: “Bisogna capire dove ci porterà il futuro, perché così sarà sempre più dura per gli artigiani”.

 

Eppure la speranza nel portare avanti questo lavoro, non si affievolisce mai. Ogni mattina Davide e Simone ripartono, accendono il furgone e vanno. Perché Artegas non è solo un’azienda: è un pezzo d’Italia che lavora, resiste e non smette di crederci. “Siamo la spalla del Paese. Senza le piccole e medie aziende, che mondo sarebbe?”.

 

 

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Laureata in Scienze della Comunicazione, giornalista pubblicista. Da sempre mi piace parlare, ascoltare e scrivere. Amo raccontare storie di persone e del territorio. Non esiste luogo più bello della mia Valdichiana.