Geolocalizzazione
Centro più popoloso del Casentino, sviluppato in un territorio prevalentemente collinare dove scorrono l’Arno e alcuni suoi affluenti come l’Archiano e il Corsalone, Bibbiena custodisce insediamenti di origine etrusca e romana. Secondo alcuni studi il nome della città deriva dall’antroponimo etrusco Vilpnei, latinizzato in Viblena, che nel 979 è documentato come Beblena e nell’XI secolo come Biblena.
Bibbiena vanta un patrimonio storico, artistico e naturalistico di grande importanza. La sua collocazione lungo la strada Umbro Casentinese Romagnola ne fa un’ottima base di partenza per andare alla scoperta di tutta la vallata casentinese, tra misteriosi castelli, luoghi dell’anima e foreste lussureggianti.

Un avamposto dei vescovi aretini nel cuore del Casentino
Nella seconda metà dell’XI secolo il territorio di Bibbiena, confinante con i domini dei Conti Guidi, apparteneva agli influenti vescovi di Arezzo, che vi fecero erigere un castello a controllo di una fondamentale via di comunicazione tra Arezzo e il Casentino. Guardando la “prima valle dell’Arno” dalla spettacolare terrazza panoramica di Piazza Tarlati, si comprende in pieno la posizione strategica dell’insediamento.
Nel corso del Duecento si sviluppò anche un borgo fortificato intorno al maniero, mentre più a valle si trovava il mercatale dedicato ai commerci. Esterna alle mura era inizialmente anche l’antica pieve dedicata a Sant’Ippolito, oggi scomparsa. Bibbiena pago a caro prezzo il suo legame con la ghibellina Arezzo, perché dopo la Battaglia di Campaldino dell’11 giugno 1289, le vittoriose truppe guelfe guidate da Firenze saccheggiarono il mercatale e assediarono il castello per otto giorni. Dopo averlo espugnato, lo misero a ferro e fuoco.
Il luogo si riprese nei primi decenni del Trecento, quando il vescovo Guido Tarlati instaurò una signoria “de facto” ad Arezzo e fece di Bibbiena un suo caposaldo. A lui succedette il fratello Pier Saccone Tarlati, che dominò sul castello casentinese fino al 1356. Quattro anni dopo la Repubblica Fiorentina acquistò dal vescovo di Arezzo Boso degli Ubertini i diritti sulla zona.
Anche il XV secolo fu un periodo turbolento. Un nuovo saccheggio fu perpetrato nel 1440 dalle masnade di Niccolò Piccinino, al soldo dei Visconti di Milano, mentre nel 1498 Bibbiena fu occupata dai soldati di Bartolomeo d’Alviano, al servizio di Venezia, che puntava a reinsediare i Medici a Firenze dopo la cacciata del 1494. L’assedio della Repubblica Fiorentina costrinse le truppe veneziane alla resa.
Per evitare che nuovi nemici si accampassero a Bibbiena e considerato che il sistema difensivo era ormai obsoleto, nel 1509 Firenze fece smantellare le antiche mura. Il Cinquecento fu tuttavia un secolo di ripresa architettonica ed economica per il centro casentinese, che entrò a fare parte del Granducato di Toscana dal 1569 e ne seguì le sorti fino alla nascita del Regno d’Italia nel 1861. Fatto curioso, nel plebiscito per l’annessione dello stato toscano al Regno di Sardegna del 1860, a Bibbiena i “sì” non ottennero la maggioranza degli aventi diritto.
Tra i bibbienesi illustri nei secoli, va ricordato il cardinale Bernardo Dovizi, nato nel 1470, che fu una figura di spicco della corte medicea come drammaturgo e diplomatico. La sua “La Calandria” del 1513 è ricordata come la prima commedia italiana in prosa e uno dei componimenti più noti del Cinquecento.

Resti di glorie medievali e tanti tesori da scoprire nel cuore della città
Il centro storico di Bibbiena è ricco di architetture sacre e civili di grande interesse. Tra le chiese, la più importante è la propositura dei SS. Ippolito e Donato, che sorge nel luogo in cui si trovava la cappella del castello dei vescovi aretini, abbattuta per rappresaglia dopo la Battaglia di Campaldino del 1289. Intorno al 1314 il vescovo Guido Tarlati fece ricostruire un nuovo oratorio a croce greca sopra quello precedente. La chiesa attuale, a croce latina, è figlia dell’ampliamento del XV secolo che cambiò anche l’orientamento dell’edificio. L’interno è un prezioso “contenitore” di arte sacra, con opere che vanno dal XIII al XVII secolo.
Spostandoci lungo via Berni si incontra l’oratorio di San Francesco, con l’interno rococò e la facciata neoclassica, iniziato nel 1736 e concluso nel 1829. Su via Dovizi si trova la quattrocentesca chiesa di San Lorenzo, che custodisce due splendide pale d’altare in terracotta invetriata di primo Cinquecento, raffiguranti la “Natività con l’adorazione dei pastori” e la “Deposizione di Cristo” di Andrea e Girolamo della Robbia. Il luogo di culto forma, assieme all’adiacente convento provvisto di chiostro seicentesco, un complesso francescano che è stato in passato anche un importante centro di studi teologici.
Le vestigia dell’antico castello di Bibbiena si possono ancora notare in piazza Tarlati, dove spicca la Torre dell’Orologio. A breve distanza si trovano la Torre e la Porta dei Fabbri. Nella sottostante via Berni sono presenti, invece, una monofora romanica e un portale gotico, sempre da riferire al fortilizio medievale.
Tra i palazzi storici degni di nota vanno ricordati il trecentesco Palazzo del Podestà di piazza Tarlati, il quattrocentesco Palazzo Martellini-Biondi di via Cappucci e i cinquecenteschi Palazzo Dovizi nell’omonima via e Palazzo Poltri nell’omonima piazzetta. Al Seicento appartengono Palazzo Marcucci-Poltri di via Scoti Franceschi e Palazzo Marcucci-Mazzoleni e Palazzo Niccolini di via Berni. Quest’ultimo oggi è sede del Municipio di Bibbiena e del Museo Archeologico del Casentino “Piero Albertoni”, che ospita una collezione di oggetti con cui ripercorrere la storia del Casentino dalla preistoria al primo medioevo. Settecenteschi sono Palazzo Vecchietti-Poltri di piazza Tarlati, Palazzo Scoti Franceschi nell’omonima via e Palazzo Ferri di via Berni. Il Teatro Dovizi è infine un gioiellino ottocentesco fondato grazie all’Accademia degli Operosi.
I dintorni di Bibbiena, tra castelli, borghi rurali e scrigni rinascimentali

Il territorio comunale bibbienese garantisce itinerari di grande attrattiva grazie alla presenza di antichi fortilizi, piccoli borghi immersi nella natura e magnifici paesaggi. Partendo da sud si incontra Terrossola, sulla sponda destra dell’Arno, con la chiesa di San Matteo e San Bartolomeo che custodisce la “Madonna con il Bambino e santi” di Bernardo di Stefano Rosselli di fine Quattrocento.
Un chilometro a est del centro storico, con il Monte della Verna sullo sfondo, si trova il Santuario di Santa Maria del Sasso, monumento nazionale sorto dove avvenne un’apparizione mariana il 23 giugno 1347. Secondo la tradizione la piccola Caterina ricevette da una donna vestita di bianco delle fave, che quando furono aperte si rivelarono piene di sangue, presagio della terribile peste che sconvolse l’Europa nel 1348, da cui Bibbiena rimane immune. Su luogo sorse un piccolo oratorio, che nel secolo successivo fu dotato di ospizio per i pellegrini e nel 1468 venne affidato ai frati domenicani fiorentini di San Marco. Nel 1495, su iniziativa di Girolamo Savonarola, divenne convento. La chiesa attuale, a croce latina, fu consacrata nel 1507 e custodisce, al suo interno, numerosi capolavori di arte e fede, soprattutto di epoca rinascimentale, che ne fanno il luogo bibbienese più visitato anche dai turisti.
Sempre a est i borghi rurali di Campi e Gello si trovano lungo antichi e affascinanti percorsi verso la Vallesanta e la catena appenninica.
A nord di Bibbiena sono ubicati i paesi più importanti del territorio comunale. Gressa, ad esempio, conserva ancora i resti del borgo fortificato del X appartenuto ai vescovi di Arezzo, con la torre del cassero e la chiesa di San Jacopo. La località domina magnificamente la valle dell’Archiano. Resti di un antico castello appartenuto alla Chiesa aretina si ammirano anche a Marciano, mentre a breve distanza da quest’ultimo si trova Contra, dove è visitabile la chiesa di San Giorgio dell’XI secolo.
Soci, sulla strada Umbro Casentinese che porta verso la Romagna, è citato come castello dal 1002. In piazza Padella si ammira ancora una torre superstite delle fortificazioni. Nel 1848 Giuseppe Bocci fondò in questa località un Lanificio, che nei decenni a seguire trasformò Soci in uno dei centri per la produzione laniera più importanti della Toscana e rese celebre il cosiddetto “panno Casentino” in tutto il mondo.
Nei dintorni del paese sono da visitare anche la Raccolta Rurale di Casa Rossi, con oggetti e documenti riferiti alle pratiche mezzadrili della zona, e la Villa La Mausolea, costruita tra il 1494 il 1496 come fattoria del Monastero e dell’Eremo di Camaldoli e rifugio per pellegrini e monaci anziani. Distrutta nella metà del Seicento, fu ricostruita nel 1682.
Proseguendo verso il passo dei Mandrioli si giunge a Partina, che conserva ancora i resti della pieve di Santa Maria Assunta documentata dal 1005, una delle più importanti del Casentino, sorta dove in precedenza si trovavano una chiesa longobarda e una domus romana. Da vedere anche la pieve di San Biagio, che nel Settecento prese il posto di quella più antica, e il castello dell’XI secolo ricostruito in stile neomedievale.
Non lontano da Camaldoli, immerso nel Parco delle Foreste Casentinesi, si trova infine Serravalle, con i ruderi del castello del XII secolo fondato dai vescovi di Arezzo su un possente sperone roccioso e la caratteristica chiesa di San Niccolò in stile neoromanico.

“Città della fotografia”, con un’anima medievale e un cuore che pulsa per l’arte contemporanea

Dal 2023 Bibbiena si fregia del titolo di “Città della Fotografia”. L’ex carcere mandamentale, subito fuori dal centro storico, è infatti sede del CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore, fondato nel 2005 su iniziativa del Comune di Bibbiena e della FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Nel 2016, inoltre, è nata la Galleria a Cielo Aperto, primo esempio in Europa di museo della fotografia outdoor in un centro storico. Chi passeggia per i vicoli medievali può così ammirare, sulle mura degli antichi palazzi, una straordinaria mostra permanente dedicata ai grandi fotografi italiani.
Sul fronte dell’arte contemporanea, invece, in via Borghi ha sede Silvia Rossi Art Gallery. Nato nel 2010 con il nome di ExpArt Studio & Gallery, dal 2020 è uno spazio multifunzionale dedicato alle arti e un salotto originale sempre più aperto agli incontri, alle curiosità, alla scoperta e alla meraviglia. Silvia Rossi Art Gallery è il punto di riferimento dei linguaggi artistici contemporanei di tutto il Casentino, grazie alla sua interazione con la Sanlorenzo Art Gallery di Poppi e alle mostre ed eventi organizzati nel corso dell’anno, che aprono Bibbiena all’Italia e al mondo.
Per gli amanti delle rievocazioni, infine, nel mese di febbraio si svolge a Bibbiena il “Carnevale Storico – Rievocazione della Mea”, manifestazione che affonda le origini nel XIV secolo e attira ogni anno tanti visitatori, in cerca di suggestioni medievali e atmosfere magiche.