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Il palazzo della fraternita dei laici

Un museo nel cuore di Arezzo, con un patrimonio artistico che racconta la storia della città e l’orologio astronomico che è un unicum a livello italiano. Alla scoperta di un luogo simbolo nella piazza più amata dagli aretini.

Geolocalizzazione
Piazza Grande, con la sua forma trapezoidale, il piano inclinato, i diversi stili architettonici che si legano tra loro creando una combinazione unica, è considerata una delle piazze più belle e caratteristiche d’Italia. Lungo il suo perimetro si trovano ancora oggi edifici pubblici e privati di notevole rilevanza. Uno dei più conosciuti e ammirati è il Palazzo della Fraternita dei Laici, sede di un ente che dal Duecento a oggi ha segnato la storia della città in ambito sociale e culturale.

Breve viaggio agli albori dell’istituzione
La Pia Confraternita di Santa Maria della Misericordia, meglio conosciuta come Fraternita dei Laici, fu fondata nel corso del XIII secolo come istituzione dedita all’assistenza, al soccorso, alla beneficenza e alla sepoltura dei defunti. Il primo statuto conosciuto venne redatto nel 1263 e approvato dal vescovo Guglielmino degli Ubertini. Nei secoli successivi si aggiunsero altri compiti, come ad esempio la gestione degli ospedali cittadini, l’amministrazione dei patrimoni familiari dei minori orfani, l’educazione femminile e i sussidi ai talenti artistici.
Dopo aver utilizzato vari luoghi per le adunanze del Magistrato, nel Trecento fu decisa la costruzione di una sede di rappresentanza nella piazza principale della città, nella zona dove già sorgeva l’ospedale di Santa Maria de Platea. Nel 1375 cominciò la realizzazione della facciata, affidata ai fiorentini Baldino di Cino e Niccolò di Francesco, che andò avanti per un paio di anni, finché i lavori si fermarono alla prima cornice sopra gli archi. La crisi politica che investì Arezzo ebbe infatti ripercussioni anche nella sua economia.

Un lascito fondamentale per ripartire nel segno del Rossellino
Nel 1410 morì il ricco mercante Lazzaro di Giovanni di Feo Bracci il quale, non avendo eredi, lasciò tutto alla Fraternita. Le nuove risorse furono fondamentali per la ripresa del cantiere negli anni Trenta di quel secolo. A progettare il secondo piano fu chiamato Bernardo Rossellino. Per la facciata il grande architetto e scultore fiorentino realizzò anche un bassorilievo con la Madonna della Misericordia tra i protomartiri Lorentino e Pergentino, che protegge sotto il suo manto il popolo aretino. Ai lati, nelle edicole, furono collocate le statue di San Donato e del Beato Gregorio.
Gli interventi alla facciata proseguirono fino al 1461 e terminarono con il ballatoio firmato da Giuliano da Settignano. Con il secondo ordine Rossellino e i suoi collaboratori fusero il preesistente impianto gotico con il nuovo linguaggio rinascimentale.
Nei decenni a seguire il complesso architettonico continuò ad ampliarsi, andando a ospitare anche il Monte Pio. A metà del Cinquecento, su disegno di Giorgio Vasari, l’edificio fu impreziosito dal campanile a vela di gusto manierista che accolse un orologio astronomico. Nella seconda metà del Seicento fu aggiunta la facciata all’ampliamento verso la Pieve.
Nel 1786 la struttura fu affittata al Tribunale o Ruota Civile. Nei locali rimasti liberi la Fraternita lasciò in momenti diversi la Libreria, ovvero la prima biblioteca pubblica della città, la Scuola libera di disegno e modellatura e le raccolte di Antichità e Storia naturale.
Nella fase finale dell’Ottocento l’intera struttura fu adeguata a uffici giudiziari, fino al trasferimento del 2008 di questi ultimi nell’area dell’ex ospedale Garbasso e al conseguente ritorno in Piazza Grande dell’ente.

Un nuovo museo nel cuore di Arezzo
Dal 2010 il Palazzo di Fraternita è diventato anche un museo frequentato e apprezzato da tanti turisti e dagli stessi aretini. Dal bookshop, dove si possono trovare i prodotti tipici delle Tenute di Fraternita come olio, vino, mele e farina, oggetti d’artigianato artistico, guide e libri sul territorio, inizia il percorso di visita.
La Sala delle Udienze ospita lo stupendo affresco con la Madonna della Misericordia di Parri di Spinello, restaurato di recente, eseguito dal figlio di Spinello Aretino tra il 1446 e il 1448.
A seguire incontriamo il dipinto a olio su intonaco di Pallade Atena, realizzato da Angelo Ricci nel biennio 1781/82 per quello che era l’ingresso della Biblioteca.
Girando a sinistra si accede alla Sala del Palazzo, che accoglie alcune opere di proprietà della Fraternita come il Cristo in pietà tra Maria e San Giovanni di Spinello Aretino, affresco staccato del 1395 che si trovava nella facciata. Questa sala ospiterà fino a metà 2020 anche la mostra Guido d’Arezzo. Mille anni di storia, arte e musica, che ha permesso di attivare Artime is Art, una app in realtà aumentata dedicata ai lavori esposti e a quelli in permanenza nel museo.
La Sala Torri, affrescata con la Madonna della Misericordia di Teofilo Torri del 1612 e le allegorie della Fedeltà e della Carità di Salvi Castellucci del 1669, conserva il Dio benedicente di Federico Barocci del 1579, posto in origine a coronamento della celebre Madonna del Popolo, commissionata nel 1575 al grande pittore urbinate, oggi agli Uffizi. Nella stessa stanza è da ricordare la Madonna della Misericordia di Bartolomeo della Gatta e collaboratori del 1490, proveniente dal Monte Pio.
Dalla Sala delle Armi si può accedere infine al Museo dell’Oro, dove si ammira una selezione di gioielli della collezione Oro d’autore, di recente acquisita dalla Regione Toscana, realizzata da artisti, stilisti e designer di fama mondiale.

Un patrimonio artistico eterogeneo che racconta la storia della città
Lo scenografico scalone accompagna il visitatore al primo piano, non prima di passare di fronte all’accesso alla CaMu, la Casa della Musica gestita dalla prestigiosa Scuola di Musica di Fiesole.
La ricca quadreria è dislocata in sette stanze e vi si incontrano opere d’arte che coprono un arco temporale che dal Quattrocento arriva ai nostri giorni, nonché molti ritratti di personaggi illustri tra regnanti, politici, artisti, benefattori e rettori della Fraternita.
Pezzo forte è il San Rocco di Bartolomeo della Gatta del 1479, commissionato dall’istituzione al grande artista rinascimentale per la fine di un’epidemia di peste.
Nel corridoio con soffitto a cassettoni che conduce all’Archivio si ammira una piccola parte della Collezione Bartolini, preziosa raccolta di disegni e stampe soprattutto del periodo neoclassico.
La Sala dell’Acquedotto propone invece dipinti, disegni, documenti e video che riguardano la città e l’opera idraulica di proprietà della Fraternita. Nella stanza sono presenti anche la settecentesca Veduta di Piazza Grande e la Pianta del condotto vasariano di Arezzo e della fonte della piazza, eseguita nel 1696 da Giovan Battista Girelli, dove si osserva il percorso dell’acqua dalla zona di Cognaia a Piazza Grande.
Salendo un ulteriore piano si arriva agli uffici dei dipendenti della Fraternita, alla Sala degli Orologi con la Collezione Casi e la Collezione Burzi e alla Sala Pieve, utilizzata per conferenze, laboratori didattici e mostre di arte contemporanea. Un’ultima rampa di scale sfocia nella terrazzina della Torre dell’orologio, meta fissa di ogni turista, da cui si gode di un panorama indimenticabile sui tetti di Arezzo.

Come funziona l’orologio astronomico, un unicum a livello italiano
Strumento unico nel suo genere, l’orologio di Fraternita fu costruito nel 1552 da Felice da Fossato. Esso funziona grazie a un congegno di azionamento a corde e pesi di pietra. Ha una autonomia di circa trenta ore e ogni sera viene ricaricato manualmente. Sul quadrante orario le ore sono contrassegnate da numeri romani e vengono scandite da una lancetta unica, a forma di trifoglio, che compie due giri al giorno. L’elemento più caratteristico è il secondo quadrante astronomico mobile, con la Terra al centro e il Sole e la
Luna che le ruotano attorno, secondo la concezione tolemaica. Nel quadrante sono presenti il calendario lunare in numeri arabi, segnato da un raggio di sole, e le fasi lunari con il globo metà nero e metà dorato, che varia colore ruotando sul suo asse. Osservando l’orologio si possono calcolare anche la posizione della Luna rispetto alla Terra e quella del Sole nel cielo rispetto ai punti cardinali individuati nel quadrante orario. In passato l’orologio e i rintocchi delle tre campane a esso collegate ritmavano la vita degli aretini e fornivano ai contadini informazioni sulle attività agricole associate al calendario lunare.

La Fraternita dei Laici oggi e domani
Con il ritorno in Piazza Grande nel 2010, sotto la direzione di Liletta Fornasari, la Fraternita dei Laici si è riappropriata del suo ruolo centrale per Arezzo. L’attuale direttore dell’ente è Paolo Drago, mentre l’attuale Magistrato è composto dal primo rettore Pier Luigi Rossi e dai rettori Daniela Galoppi, Arturo Ghezzi, Monica Manneschi e Andrea Pastorelli, che continuano a portare avanti con passione, competenza e dedizione gli antichi compiti. Da segnalare anche gli interventi conservativi al patrimonio degli ultimi anni, come i restauri di opere d’arte, dell’Acquedotto Vasariano, della terrazza e della fontana di fronte all’abside della Pieve, ultime operazioni in ordine di tempo di una lunga storia che ha ancora tante pagine da scrivere.

Marco Botti
Marco Botti
Marco Botti
Aretino di nascita e per vocazione.
Dal 2004 sono giornalista culturale, nonché addetto stampa e curatore di mostre ed eventi.
Arte, musica, storia della mia città sono il pane quotidiano.
Credo nella natura divina dei Beatles.