Dalla fusione di Koinè e Betadue è nata una impresa sociale che tiene insieme lavoro e inclusione, cura e autonomia, sostenibilità economica e parità di diritti
Ci sono fusioni che nascono dalla necessità. E poi ce ne sono altre, più rare, che nascono da una scelta. Da una visione condivisa. Dal desiderio di essere più forti non per dominare ma per prendersi meglio cura.
E da questa scelta prende forma K2B cooperativa sociale: un nuovo nome per un’eredità antica, fatta di lavoro, relazioni, servizi alla persona, dignità, attenzione agli ultimi. Trent’anni di storia – 33 per Koinè, 28 per Betadue – che non si cancellano ma che nemmeno si sommano semplicemente. Il risultato finale è ben maggiore.
Non è un’operazione di carta. È un atto politico: riguarda la comunità, il modo in cui si risponde ai bisogni sociali di oggi. Quello fra Koinè e Betadue è l’incontro di due anime che hanno deciso di smettere di camminare parallele per diventare un unico, grande respiro a servizio del territorio. Un racconto fatto di volti, di sguardi e di visioni.
Elena Gatteschi è la presidente di K2B. Quarantotto anni, la sensibilità e la professionalità di chi ha imparato a leggere la complessità umana non sui manuali ma nel contatto diretto con le fragilità e la possibilità di riscatto, sfiorando le pieghe dove convivono fatica e fiducia. La sua storia professionale comincia 25 anni fa, quando era poco più che una ragazza con il sogno di fare l’educatrice.
“Ricordo ancora il tirocinio nel servizio di salute mentale gestito dalla cooperativa – rivela – un’esperienza che è stata una scoperta inaspettata. Non avevo ancora terminato gli studi in Scienze della formazione quando entrai in quel mondo dove la fragilità non è un concetto astratto, ma una condizione che compromette la vita quotidiana. Lì, tra i corridoi della salute mentale, ho capito che il mio lavoro non sarebbe stato una semplice occupazione ma un reale supporto, un modo per dare voce a chi non ne ha”.
Nel 2001 entra in cooperativa, quasi per caso. Resta. Cresce. Per 7 anni è responsabile del personale in Koinè, poi vicepresidente fino ad arrivare a guidare la realtà.
“Penso di aver portato con me quello sguardo trasversale che mette la persona al centro di ogni strategia. Ho compreso cosa significhi essere un pezzo fondamentale di un ingranaggio collettivo, imparando ad ascoltare le necessità delle persone, le paure, il detto e, soprattutto, il non detto. Mi sono riconosciuta subito nei valori della cooperazione, consapevole di quanta importanza potesse avere una cooperativa sociale. E anche oggi mi batto per ribadire e mostrare che può essere un luogo di grande competenza, di scelta, di qualità”.
Per oltre un anno e mezzo le due cooperative hanno lavorato al progetto di fusione insieme a tutti i gruppi dirigenti di Koinè e Betadue. Un percorso lungo, complesso, pensato. Perché qui non si tratta di tagliare, ridurre, razionalizzare. Anzi. Non ci saranno esuberi. Nessun ramo secco da potare. L’obiettivo è crescere ancora, per dare lavoro e aiuto a sempre più persone.
Per comprendere dove sta andando K2B, bisogna ricordare dove affondano le sue radici. Da un lato c’è l’eredità di Koinè, nata nel 1994, una presenza solida e riconosciuta nei servizi alla persona: anziani, infanzia, disabilità, salute mentale, area giovani. È stata attiva nella provincia di Arezzo, nel Valdarno fiorentino, nel senese, con esperienze importanti anche a Roma. Gestione di Rsa, nidi, servizi educativi, servizi territoriali rivolti agli anziani e a minori, servizi per persone con disabilità, per persone con patologie psichiatriche. I diritti dei lavoratori e la trasparenza sono stati sempre al primo posto. Nella Rsa di Pescaiola ha creato spazi vivibili, giardini e dignità per ogni ospite. Koinè è quella realtà che ha portato i nidi d’infanzia, dove il pubblico non riusciva ad arrivare, una cooperativa mossa dalla convinzione che un lavoratore che opera in buone condizioni sia un lavoratore migliore, capace di generare benessere comunitario.
Dall’altro lato c’è l’energia vibrante di Betadue, che da più di 25 anni sfida il mercato creando occupazione per chi ha quella che i tecnici chiamano “bassa contrattualità”. Sono le persone con disabilità, i fragili, coloro i quali sono spesso messi ai margini dal mondo del lavoro. Betadue ha dimostrato che l’inclusione può essere competitiva e innovativa. Dalla gestione del verde alla logistica, fino alla ristorazione d’eccellenza che ha portato i sapori toscani a Londra, nel Mercato Metropolitano. È una cooperativa di gente “agitata”, nel senso più bello del termine: persone che non vogliono annoiarsi e che hanno abbracciato i valori della sostenibilità Esg (ambientale, sociale e di governance) ben prima che diventassero di moda. Betadue è quella realtà che collabora con le grandi case di moda fiorentine o con colossi come Snam per progetti di agricoltura sociale, portando sempre con sé quel cardine fondamentale: lavorare con il sorriso.
Ora queste due storie si fondono in K2B. Una scelta lucida di presidiare il centro Italia con più intelligenza e più competenze. I numeri sono notevoli: un fatturato che supera i 60 milioni di euro e 1.900 addetti, di cui 1.100 soci.
“Ma la forza di K2B – sottolinea la presidente – non sta nelle cifre, quanto nella capacità di rispondere a bisogni che oggi rimangono senza voce. La società cambia rapidamente e con essa cambiano le fragilità, le aspettative e le forme del prendersi cura. Pensiamo agli anziani: si vive più a lungo, ma non sempre meglio. Le risposte tradizionali – come le Rsa o l’assistenza domiciliare – pur rimanendo fondamentali, non sono più sufficienti da sole a intercettare la complessità dei nuovi percorsi di vita. Servono modelli capaci di coniugare autonomia, relazioni, sicurezza e qualità della vita. In questa direzione, esperienze come il senior living rappresentano un possibile ambito di sviluppo, insieme ad altre soluzioni innovative ancora da progettare e sperimentare. Allo stesso modo, guardiamo ai giovani: la pandemia ha lasciato segni profondi, rendendo il disagio psicologico, la solitudine e la fragilità emotiva elementi sempre più diffusi in questa fascia di età. È un’area di bisogno che chiede risposte nuove, competenze integrate e servizi capaci di intercettare precocemente la sofferenza, accompagnando i percorsi di crescita, inclusione e benessere. K2B ha diversi cantieri in vari ambiti per dare soluzioni concrete a nuovi bisogni. La fusione rafforza la capacità di osservare, progettare e innovare, mettendo insieme competenze, esperienze e visioni. Non solo gestire servizi, ma immaginare e dare forma a nuove soluzioni di welfare, radicate nei territori e orientate alle persone”.
Fare progetti oggi è diventato facile sulla carta ma poi le risposte devono essere reali, di operatori che sanno fare bene il loro lavoro e di strutture che sanno accogliere.
“La nuova cooperativa nasce per durare altri 30 anni, per essere un patrimonio della comunità che vada oltre le singole personalità. Vuole essere una barriera contro quei colossi che vincono le gare d’appalto al ribasso sulla pelle dei lavoratori e degli utenti, offrendo invece un modello migliore di giustizia sociale”, aggiunge la presidente.
Elena Gatteschi porta in questa sfida tutta la sua umanità.
“Credo fermamente che si possa essere una cooperativa sociale di alto livello, fatta di persone preparate che scelgono questo lavoro perché le fa stare bene. In K2B, ogni socio deve sentirsi un pezzo fondamentale di un mosaico che profuma di futuro. È una sfida faticosa, certo, ma non mi sento mai sola”.
Accanto a lei, una squadra di colleghi di entrambe le imprese che hanno reso possibile questo traguardo credendo fin dall’inizio nella fusione, rafforzando la consapevolezza di poter reggere una responsabilità così grande. Il lavoro di squadra non vuole essere solo uno slogan identitario ma il metodo con cui si intende governare una cooperativa più ampia, più integrata e più esposta alle sfide future.
Senza dimenticare una comunità intera che spinge dietro questo grande passo con la voglia di essere innovativi, attrattivi e sempre più giusti. K2B intende dimostrare che, quando due eccellenze si uniscono per amore della comunità, la rivoluzione diventa finalmente realtà.
“La bellezza di un lavoro sociale – sottolinea – risiede nella sua capacità di essere invisibile eppure essenziale, come l’aria. K2B si candida a diventare l’ossigeno di un welfare che non si arrende alla burocrazia ma che cerca costantemente nuove rotte. Mentre le grandi multinazionali del servizio guardano ai grafici di rendimento, qui si guarda alle storie di vita, all’anziano che può restare nella sua casa grazie a un nuovo modello di assistenza, al ragazzo che ritrova la sua strada grazie a un educatore che non lo giudica, al lavoratore svantaggiato che scopre la propria dignità attraverso un impiego interessante”.
La fusione è solo l’inizio di un nuovo capitolo di questa storia, un capitolo dove la somma dei talenti non fa solo un numero più grande, ma una speranza più solida.
“Perché in fondo – conclude Elena Gatteschi – la vera forza di una comunità si misura da quanto riesce a stare vicina a chi cammina più piano”.














