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Riccioli & musica

Dal vecchio walkman trovato in casa dei nonni all’ultimo inedito intitolato “L’essenza di me”, dal ruolo di commessa in una boutique a quello di artista versatile e talentuosa: ritratto di Debora Giani, 31 anni e una voce che conquista. “Ho sempre avuto bisogno di cantare, fin da piccola. Adesso faccio circa duecento serate live all’anno e mi sto specializzando nel settore wedding. Lo stile che mi descrive meglio? Il soul, perché viene dall’anima”

Una cascata di riccioli, una voce morbida e avvolgente, una passione trasformata in lavoro. Debora Giani si è sempre sentita una cantante, fin da quando trovò in casa dei nonni un vecchio walkman e alcune cassette con musica degli anni ’60. Cancellò tutte le tracce originali e incise sopra la propria voce, inventandosi strofe e ritornelli. Era solo una bambina ma quello fu l’inizio di un percorso artistico che l’ha portata molto più avanti, lungo una strada mangiata a mille all’ora nonostante qualche curva a gomito. Nell’ultimo inedito, uscito poche settimane fa e intitolato “L’essenza di me”, c’è la sintesi della sua carriera, ancora breve ma intensa.

“Il brano segna la svolta che ho dato a me stessa da quando ho deciso di vivere di musica. Una scelta che non sempre ha avuto il supporto che speravo, perché per le donne che ambiscono a un ruolo diverso da quelli classici della nostra società, le difficoltà non mancano. Ancora oggi vedo tante ragazze che rinunciano a esprimersi professionalmente per non sacrificare la famiglia. Questi stereotipi li ho sempre combattuti e uno dei modi migliori per arginarli è credere fino in fondo in quello che si fa, senza dover dimostrare niente a nessuno”.

Aretina, 31 anni compiuti da poco, fidanzata, Debora ha lavorato per quasi un decennio in un negozio del centro, in Corso Italia. In parallelo ha coltivato con tenacia l’amore per il canto, esibendosi in giro per piazze e locali, in eventi pubblici e privati. E quando la boutique ha chiuso, l’ha interpretato come un segno del destino, approfittandone per riporre definitivamente in un cassetto i panni della commessa.

“Il mio rapporto con la musica nasce come un’esigenza, il bisogno di cantare è sempre stato presente nella mia vita, fin da piccola. Ho partecipato a vari concorsi canori, ho studiato canto jazz e moderno, da qualche anno ho iniziato anche a dare lezioni. Mi ritengo versatile, mi piace spaziare fra vari generi anche se il soul, la musica che viene dall’anima, è lo stile che mi descrive meglio perché non si canta solo con la voce”.

Debora, cresciuta ascoltando Battisti e Mina, Elisa e Giorgia, Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, suona chitarra e ukulele, un dettaglio non irrilevante per chi nel settore ci lavora per vivere dal 2016.

“Faccio dalle 150 alle 200 serate live l’anno con diverse formazioni musicali. Non nascondo che sostenere certi ritmi è molto impegnativo ma riuscire ad andare avanti senza chiedere niente a nessuno, è una delle più grandi soddisfazioni che si possono avere. Cantare, suonare non è mai stato un peso per me, anzi è un sollievo. Adesso sto cercando di specializzarmi nel settore wedding, quello legato ai matrimoni. Avere l’opportunità di curare la parte musicale di un giorno e di un evento così importanti, mi arricchisce sia professionalmente che moralmente. L’obiettivo che mi sono posta è quello di migliorarmi sempre di più, tant’è che da un paio d’anni ho cominciato a fare anche dj set”.

Artisticamente conosciuta come Deb Jones (“il nome è nato durante una serata goliardica con un mio amico chitarrista, tra musica e birra, in cui giocavamo ad americanizzare i nostri nomi”), Debora non ha un modello al quale ispirarsi (“Charlie Parker diceva sempre: impara tutto sulla musica e dimentica tutto, poi suona ciò che la tua anima detta”) e, almeno per adesso, non ha mai avuto la tentazione di partecipare a un talent show: “Sono programmi a due facce. Offrono un trampolino di lancio a tanti giovani, ma molti di loro non sono pronti ad affrontare il dopo. E quando popolarità e visibilità scemano, si ritrovano con niente in mano, cadendo anche in depressione. Ci vuole talento ma serve pure una corazza per non farsi male”.

Insomma, idee chiare e solide certezze nonostante il contrattempo dell’ultimo periodo, per fortuna superato alla grande: “Sia io che il mio fidanzato siamo risultati positivi al covid. È stata un’esperienza che mi ha fatto riflettere in profondità, perché a trent’anni ci sentiamo invincibili e invece non lo siamo. Anche se i sintomi erano lievi, ho passato momenti pesanti dal punto di vista psicologico. Sono rimasta quasi un mese chiusa in casa e ho promesso a me stessa che nel futuro starò molto più attenta”.

E allora avanti tutta verso il futuro, con un paio di desideri da realizzare: “Sono legatissima ad Arezzo ma è la città di Guido Monaco e a volte ce ne scordiamo. Sarebbe bello ascoltare musica live nelle piazze e nei locali, cosa che adesso succede di rado. E poi vorrei costruirmi una famiglia, senza rinunciare al lavoro né ai miei riccioli. Ormai hanno vita propria, non ho più alcun potere su di loro…”.

Andrea Avato
Andrea Avato
Andrea Avato
Amo lo sport, i film d'azione e i fumetti di Dylan Dog.
Adoro viaggiare, ma dovrei farlo più spesso.
Sognavo di fare il calciatore, sono diventato giornalista e poteva andarmi peggio...
Vivrei tutta la vita al mare