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Omaggio alla femminilità

A Monterchi, a metà strada tra Arezzo e Sansepolcro, i visitatori possono ammirare la Madonna del Parto, sintesi del pensiero teologico, scientifico e artistico del Rinascimento. Considerata una delle opere più fascinose di Piero della Francesca, è la celebrazione austera e solenne della maternità

Arrivare nel piccolo borgo di Monterchi attraverso la valle del Cerfone è un’esperienza suggestiva, che circa 30.000 visitatori ogni anno decidono di compiere esclusivamente per ammirare dal vivo la bellezza e l’enigmaticità della Madonna del parto, affresco salvo per miracolo nonostante molti terremoti e tentativi di trafugamento, grazie all’affetto e alla devozione dei monterchiesi.

Il capolavoro, databile tra il 1459 e il 1460, è stato commissionato a Piero della Francesca probabilmente dai priori di Monterchi, in seguito all’esigenza di costruire un convento francescano all’antica chiesa di Santa Maria di Momentana. Ciò che ne rimane oggi rappresenta un frammento dell’opera originale, ed è custodito in una teca climatizzata e antisfondamento presso un museo intitolato alla stessa opera, diretto dalla dottoressa Lina Guadagni.

La Madonna del parto incanta i visitatori con le sue linee morbide e la sua postura fiera: Piero della Francesca, confermando ancora una volta uno schema narrativo rivoluzionario, ha scelto di ritrarre una scena biblica trasformandola in un evento del suo tempo. Maria viene rappresentata come una dama dell’epoca, in uno stato di gravidanza visibilmente avanzato: indossa la gamurra, la tipica veste delle gestanti, in grado di allargarsi sia lateralmente che frontalmente. Proprio da quell’apertura sul ventre, posta al centro dell’opera, la Madonna mostra fiera il mistero della vita che cresce dentro di lei esprimendo consapevolezza e tristezza. Se da un lato infatti sa che suo figlio verrà al mondo come frutto di un amore divino e che non è in grado di spiegare, dall’altro ne conosce già il destino, poiché lo perderà nel momento stesso in cui si sacrificherà per gli uomini.

Tutto in quest’opera è perfezione, corrispondenza, misura: a partire dalle linee geometriche in cui è inscritta la scena, fino ad arrivare ai dettagli impossibili da percepire ad occhio nudo e che ho potuto cogliere grazie all’accurata descrizione della direttrice Guadagni, nel mostrarmeli ingranditi in un monitor a disposizione dei visitatori all’interno del museo. Zoomando sulle varie porzioni dell’affresco possiamo cogliere alcuni particolari, come il sottile velo perlinato che avvolgeva la testa della Madonna, di cui è rimasta una traccia appena percettibile; i leggeri segni lasciati dal colore che testimoniano i sette giorni impiegati per la realizzazione dell’opera; fino ad arrivare al motivo a righe della parte superiore della tenda, di cui è rimasto un piccolissimo frammento.

Ma questi sono “solo” dettagli. Ciò che rapisce letteralmente lo sguardo è la luce quasi perlacea, sprigionata dal volto di Maria, tipica di una donna in dolce attesa: Piero le ha attribuito quest’ulteriore caratteristica, regalandoci un’opera di una bellezza smisurata e innovativa. Sebbene infatti per una donna sia oggi di uso comune posare per delle foto ricordo durante le settimane di gravidanza, un tempo questo particolare periodo di preparazione e cambiamento veniva vissuto con molta riservatezza dalle interessate. Era quindi decisamente inusuale immaginare una donna incinta mostrarsi in quella postura dignitosa e piena di decoro, anziché mascherare il suo stato.

Gli angeli posti a lato della Madonna tengono aperta la sontuosa tenda, luogo di incontro tra Dio e gli uomini nell’antico testamento, rivelando allo spettatore il compimento di quest’atto divino e rendendolo partecipe dell’omaggio che Piero della Francesca ha voluto fare all’essenza stessa della femminilità. Con i suoi lineamenti gentili e la raffinatezza di una grande dama del Rinascimento, Maria potrebbe essere una donna qualunque se dalla sua figura non trasparissero la regalità, la santità e la spiritualità percepibili sin dal primo sguardo.

Nella sua semplicità, questo capolavoro è considerato la sintesi di tutto il pensiero teologico, scientifico e artistico del Rinascimento, che ha saputo, e sa ancora, comunicare emozioni uniche e messaggi di speranza all’intera umanità: la Madonna del parto suscita una profonda sensazione di rispetto verso la grandiosità della Natura, che consente il perpetrarsi di qualcosa di così elevato e importante come la creazione di una nuova vita.

Matilde Bandera
Matilde Bandera
Matilde Bandera
Project manager entusiasta, multitasking per DNA, ballerina per vocazione.
Scrivo un diario da quando avevo più o meno 6 anni, credo ancora nelle favole
e coltivo sogni colorati nel mio piccolo giardino.