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La rete globale di Tratos

Cavi in fibra ottica, cavi per media e alta tensione, cavi telefonici, cavi per uso petrolchimico, cavi di segnalamento e superconduttori. A Pieve Santo Stefano l’ingegner Albano Bragagni costruisce i filamenti di una ragnatela che rende  il mondo più piccolo e connesso

Sono verdi, rossi, gialli, blu, arancio. Arrotolati come stelle filanti in bobine di legno chiaro. Formano moderne rotoballe alte pochi centimetri o della dimensione di un elefante, che fanno apparire il piazzale dell’azienda un balocco montessoriano extra large. Sono i cavi dell’azienda Tratos, incastonata fra le verdi e fresche montagne di Pieve Santo Stefano. Albano Bragagni, il titolare, conosce le caratteristiche di ciascuno dei suoi prodotti. Li ha pensati, studiati, sviluppati e testati prima di distenderli per mare, terra e aria, offrendo sorprendenti e innovative opportunità di collegamento. Cavi in fibra ottica, cavi per media e alta tensione, cavi telefonici, cavi per uso petrolchimico, cavi di segnalamento e superconduttori. Vengono utilizzati nei più svariati settori, per automotive, per la cantieristica navale e ferroviaria, per la difesa, gli impianti portuali e le telecomunicazioni.

A Pieve Santo Stefano si costruiscono i filamenti di una rete che rende il mondo più piccolo e connesso.

E’ il 1966 quando Egidio Capaccini, insieme ad altri soci, fonda la compagnia di trafilatura di fili in rame che poi si sarebbe trasformata in azienda produttrice di cavi telefonici per uso generale e tecnologia semplice. L’intuizione di investire in un settore tradizionale, apportando quell’innovazione che avrebbe stravolto non solo il modo di vedere ma anche quello di immaginare il futuro. Soltanto 8 anni dopo, quando la ditta stava crescendo e ottenendo risultati significativi, Egidio muore improvvisamente, lasciando il 51% delle quote a sua moglie Elba.

“Mio suocero aveva visione, lungimiranza e caparbietà – racconta Albano. Quando si spense avevo solo 23 anni e, da circa un anno, ero sposato con sua figlia Marta. Non fu un momento semplice per la famiglia e per l’impresa. L’azienda aveva potenzialità ma non riuscivamo a sfruttarle nonostante avessimo la maggioranza. Così decisi di muovermi con un leveraged buyout, un’operazione di finanza strutturata, utilizzata per l’acquisizione di una società mediante lo sfruttamento della capacità di indebitamento della stessa. Un passo impegnativo e rischioso, per un ragazzo poco più che ventenne. Con l’aiuto incondizionato della Cassa di Risparmio di Città di Castello acquistai il restante 49%. Non avevo soldi, pagavo le cambiali in garanzia. Tanti timori, tante incertezze ma, finalmente, avevamo l’azienda. Non restava che farla volare”.

Con Albano Bragagni alla guida, Tratos Cavi non tarda a decollare. Si trasforma, gradualmente, in una multinazionale, dinamica e all’avanguardia, capace di adeguarsi al mercato e di fornire soluzioni di ultima generazione.

Nel 1978 la società avvia la produzione di cavi di strumentazione e telefonici, specializzandosi nell’isolamento termoplastico, elastomerico e in polietilene espanso, fino alla mescole a ridotta emissione di fumi e gas tossici non propaganti la fiamma. Nel 1989 è il momento dei cavi ottici mentre nel 1992 spazio a quelli di media tensione, per arrivare all’alta tensione nel 2015.

Pieve Santo Stefano non basta più. Prima, nel 1988, era stato aperto uno stabilimento in Sicilia, vicino Catania. Nel 2008 Tratos Cavi pianta la sua bandiera oltre confine inaugurando la sede in Inghilterra nei pressi di Liverpool. Oggi oltre 350 dipendenti (di cui 250 a Pieve Santo Stefano) concorrono al fatturato che sfiora i 130 milioni di euro all’anno.

Il 50% della produzione viene esportato all’estero: Cina, Brasile, Cuba, Russia, Stati Uniti e paesi europei come Inghilterra, Spagna, Germania, Islanda e Finlandia i principali mercati.

In Italia, Tratos produce cavi in fibra ottica per Telecom Italia, Poste Italiane e Telecomunicazioni e lavora con Enel, Ansaldo energia, Wind, Ferrovie dello Stato e molti altri. “Abbiamo laboratori altamente qualificati ed equipaggiati, dove un gruppo di tecnici opera in accordo con le richieste della progettazione per ottenere la garanzia di qualità. Con i clienti abbiamo un dialogo costante e un costruttivo scambio di idee. Loro ci spiegano la difficoltà o l’obiettivo e noi ci impegniamo per trovare la soluzione più efficace. Ultimamente abbiamo risolto alle ferrovie il problema dei furti dei cavi, sostituendo il rame con acciaio e alluminio”.

L’azienda ha ideato e produce il più piccolo microcavo al mondo per la connettività in banda larga, capace di resistere alle condizioni atmosferiche e climatiche più estreme, e ha progettato il super conduttore Fusion for energy, che mira a riprodurre quello che accade nel sole: ottenere energia pulita attraverso la fusione. Lo scorso anno Tratos Cavi ha vinto il Queen’s award for innnovation, il massimo riconoscimento per l’innovazione tecnologica conferito dalla regina d’Inghilterra. Per la prima volta nella storia del premio, è stata insignita una realtà italiana.

“Abbiamo uffici nel mondo ma in qualche modo rimaniamo un’azienda familiare. I miei due figli lavorano al mio fianco, pur con ruoli differenti che rispecchiano le loro esperienze e il loro carattere. Ennio, che è anche il vicepresidente, si occupa degli acquisti e dell’organizzazione mentre Elisabetta gestisce la parte commerciale e le vendite. Hanno competenza ed entusiasmo. Mio fratello Germano mi dà una grande mano in azienda ed è istitore dello stabilimento di Catania. L’altro mio fratello, Marcellino, costruisce le bobine in legno utilizzate per avvolgere i cavi. E ancora, la sede in Inghilterra è gestita da mio nipote Maurizio. Mio nipote Fabio si occupa della produzione di fibre ottiche e Daniele opera in amministrazione”.

Il brand Tratos è ormai riconosciuto ovunque come garanzia di qualità e di efficienza. Ma, nonostante piedi e occhi siano in centinaia di Paesi nel globo, il cuore dell’azienda rimane nel piccolo comune in provincia di Arezzo.

“Non ho mai pensato di spostarmi. Pieve Santo Stefano non è messa male a livello geografico e comunicativo grazie alla sua posizione nel centro dell’Italia e alle molte vie di collegamento. Ma la verità è che non mi sarei mosso in ogni caso. Qua avverto l’insostituibile calore e il dolce profumo di casa. Ho conosciuto mia moglie in terza media e poi dal liceo siamo sempre stati insieme. La nostra storia ha germogliato ed è cresciuta in questa terra. Tutti dovremmo essere consapevoli della bellezza che ci circonda. Ed esserne grati. Da oltre 12 anni, ogni domenica mattina alle 7, mi trovo con un gruppo di amici e andiamo a passeggiare per i sentieri delle nostre montagne. Oltre 4, 5 ore per ossigenarsi, assaporare la natura, lasciarsi guidare dalla libertà e dallo splendore. Conosco questi posti come le mie tasche eppure non finiscono mai di sorprendermi ed emozionarmi”.

Albano Bragagni è apprezzato nel territorio non solo per i traguardi e il prestigio raggiunti dalla sua azienda, ma anche perché, per 29 anni, ha ricoperto con impegno e passione la carica di sindaco di Pieve Santo Stefano.

“Sono stato primo cittadino per quasi trent’anni e attualmente sono presidente dell’Archivio di Stato. Credo che un Comune vada amministrato esattamente come un’azienda e Pieve Santo Stefano adesso è una realtà che gode di ottima salute. Quando ero in carica, ho fortemente voluto la metanizzazione dell’area: anche oggi il Comune gestisce il gas nella zona e ha un servizio elettrico migliore di molti quartieri di Arezzo. Da sempre l’Ente gestisce una Rsa con oltre 40 ospiti, aperta 7 giorni su 7 e un ospedale di comunità e cure intermedie in appoggio all’ospedalizzazione a lungo termine offerta dalla Asl. E’ attiva una Caritas che svolge numerose iniziative sociali, il gruppo donatori di sangue Fratres vanta oltre 200 soci. In ambito scolastico abbiamo previsto il tempo pieno in tutti gli istituti, dal 2003 le elezioni vengono organizzate fuori dai plessi per non interrompere le lezioni e inoltre il Comune è titolare di una piccola compagnia di autolinee che gestisce il servizio di trasporto scolastico”.

Meticoloso, perfezionista, instancabile. Ad Albano Bragagni piace essere presente per valutare, ascoltare, decidere. Ragioni che lo spingono a viaggiare molto (in media 200 ore di volo all’anno) per far visita ad ogni cliente, toccare con mano e visionare l’operato dell’azienda. A 46 anni ha conseguito la laurea a Roma in ingegneria meccanica.

“Bisogna fissarsi degli obiettivi e crederci sempre. Cercare le soluzioni e, se non ci sono, crearne di nuove. Capire che non è mai troppo tardi per qualcosa. La fortuna va rincorsa, va conquistata. Se non ci decidiamo ad andare in stazione, non possiamo lamentarci di non aver preso il treno”.

Ma fare impresa, in Italia non è semplice. “E’ un Paese complicato il nostro. In 46 anni da titolare di un’azienda, potrei elencare in una mano i provvedimenti del Governo a favore dell’imprenditoria. Ma è anche il Paese più bello. E le cose non cambieranno se tutti noi non ci impegniamo per progettare un futuro migliore”.

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Il premio della Regina

E’ il massimo riconoscimento per l’innovazione tecnologica e viene conferito dalla regina d’Inghilterra. Per la prima volta nella storia del premio, è stata insignita un’azienda italiana. Tratos Cavi si è aggiudicata il “Queen’s Award for Innnovation” per il 2019, selezionata da Buckingham Palace tra decine di realtà nell’intero territorio nazionale. Il merito è quello di aver progettato e prodotto il cavo speciale ad altissima tecnologia JBA (Jasmine Bragagni Albano), studiato per il mercato dell’oil and gas e dotato di particolari specifiche tecniche. Completamente progettato in Italia, il cavo ha una straordinaria resistenza al fango, al fuoco ed a temperature estreme, e porta il nome del presidente dell’azienda, l’ingegner Albano Bragagni. Grazie al premio, oggi il vessillo della regina Elisabetta può essere esposto in tutti gli uffici e le fabbriche della Tratos. Una gratificazione dopo le numerose ricerche e gli importanti risultati dell’azienda che, negli anni, ha investito milioni di euro sia in Italia sia nel Regno Unito per la realizzazione di avveniristici impianti di produzione.

 

Chiara Calcagno
Chiara Calcagno
Chiara Calcagno
Ostinatamente giornalista, scrivo per lavoro, per piacere, per fare la spesa.
Mi nutro di bellezza, di mare, di vigne e di cinghiale in umido. Quello di mia nonna.
Vorrei avere capelli sempre in ordine e mani curate ma perdo troppo tempo a cercare le chiavi dentro la borsa.