Imprenditore, uomo dei numeri e dei software, tiene una chitarra appoggiata alla parete del suo ufficio. Sotto la giacca e la cravatta convivono due anime che si nutrono l’una dell’altra: quella del leader d’azienda e quella dell’artista.
E’ a capo di Gfi, gruppo leader nella vendita di prodotti e servizi di information technology. E la musica è la sua compagna di vita
Imprenditore, uomo dei numeri e dei software, con un approccio pragmatico alle cose delle vita, Roberto Vasarri tiene una chitarra appoggiata alla parete del suo ufficio, proprio di fianco alla scrivania. Ogni tanto, tra una telefonata e una riunione, la prende in mano, la accarezza e la suona. La musica è una compagna di strada da quando aveva i calzoni corti e non l’ha mai tradito. Né lui l’ha mai messa in disparte. Così si scopre che sotto la giacca e la cravatta convivono due anime che si sovrappongono e si nutrono l’una dell’altra: quella del leader d’azienda, dedito al lavoro, con la lampadina delle buone idee perennemente accesa, e quella dell’artista, con le mani che sfiorano leggere le corde dello strumento e una voce invidiabile da sfoggiare sul palco. Si tratta di un mix che racconta bene un’atipica poliedricità, cui aggiungere un carattere socievole, la battuta pronta e una lunga lista di cose da raccontare.
Nato a Montevarchi, Vasarri si è diplomato al liceo scientifico e ha frequentato la facoltà di ingegneria a Firenze, per poi conseguire un master al Politecnico di Milano. Oggi è a capo del Gruppo GFI, leader nella vendita di prodotti e servizi di information technology, di energia e di telefonia mobile e fissa. Le società che ne fanno parte contano oltre 300 fra dipendenti e collaboratori.
Una vita, due binari paralleli
“Sapete come ho cominciato? Aiutando mio padre alla Riello, la tecnologia l’ho scoperta mettendo le mani sui bruciatori. Avevo 15 anni. Ma c’è un altro dettaglio importante: mio padre gestiva La Casa del Bersagliere a Montevarchi, una sala da ballo molto conosciuta in tutta la Toscana. E’ andata a finire che l’ho presa in gestione io, cambiandone il nome: al Boomerang sono venuti a esibirsi cantanti di grido come Renato Zero, Cocciante e Venditti. La mia vita si è sempre snodata lungo due binari paralleli: contemporaneamente agli studi facevo il musicista, mentre l’attività imprenditoriale l’ho avviata presto, fondando in epoca pionieristica una radio privata. Si chiamava Radio Zero, eravamo soci anche di Radio One e Radio Libera Firenze. Vendevamo per primi la pubblicità, mi divertivo un mondo. Un viaggio negli Stati Uniti mi cambiò le prospettive: cominciai ad appassionarmi di computer, con amici professionisti mettemmo a punto un software utilizzato da importanti studi legali e commerciali in Toscana. Quindi fondammo la Computer Service per commercializzare il prodotto, la sede era negli stessi locali del Boomerang. Piano piano prendemmo campo e decidemmo di creare una nuova società con una concessionaria Olivetti. GFI, Gruppo Informatico nacque nel 1991 e due anni più tardi ci lanciammo nel mercato delle comunicazioni. Avevamo già lasciato Olivetti per sposarci con Compaq, fu la svolta per noi. Di lì in avanti siamo cresciuti costantemente con i punti Insip, i primi cellulari e il negozio all’interno dell’Ipercoop di Montevarchi. La nostra presenza si allargò a macchia d’olio ad Arezzo, Firenze, fino ad avere 40 punti vendita in tutta Italia, sia nostri che in subappalto. Un altro snodo importante ci fu nel 2010: da Tim passammo a Vodafone, accettando una ottima offerta. A volte però ripenso a quel periodo straordinario vissuto in radio, quando ero agli inizi: il cuore resta lì, mollai perché avevo alternative migliori in prospettiva. Senza l’avvento della telefonia, non avrei avuto il successo di cui posso vantarmi oggi. Ho conosciuto tanti personaggi celebri, lo stilista Roberto Cavalli mi chiedeva sempre di portargli lo smartphone di ultima generazione”.
Impresa oggi
Roberto Vasarri porta con sé l’ottimismo della ragione. E confida in un futuro migliore, magari agevolato dal progresso tecnologico, dalla transizione digitale e sostenibile, da un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale. Ciò non toglie che la quotidianità lo tenga incollato alla terra, alle difficoltà che caratterizzano l’attività imprenditoriale.
“La burocrazia ci massacra ed è un nemico subdolo, perché non hai le armi per affrontarlo né tantomeno per sconfiggerlo. Sai che c’è, che si ripresenterà ogni volta e devi accettarlo. Aprire un negozio oggi è complicato, trovare agenti commerciali è complicato, assumere operatori di call center è complicato. E guardate che non c’entra lo stipendio: ci sono dipendenti che lavorano con noi da 20 e 30 anni, si trovano a meraviglia e guadagnano bene. Il problema vero sono i fine settimana: pensare di non disporre del sabato o della domenica per starsene a casa, per molti è un ostacolo insormontabile”.
Vasarri però non ha mai rinunciato a battere sentieri nuovi, a creare lavoro dove prima non c’era. E’ nato così, in ossequio a questa inclinazione ben radicata nel dna, il progetto Work Calls You.
“Abbiamo aperto dei call center nelle carceri di Reggio Emilia, Piacenza, Modena. I detenuti lavorano sotto la supervisione dei nostri addetti e ricevono uno stipendio identico a quello di qualsiasi operatore, occupandosi di telemarketing e gestione della clientela. E’ un’attività che consente loro di rompere l’isolamento in cui si trovano, di stimolarne la socialità e favorirne il recupero sociale. L’iniziativa, nata durante il periodo Covid, è destinata a svilupparsi ulteriormente”.
Passioni da coltivare
Dietro l’ufficio e i numeri, come detto, c’è un altro palcoscenico. Vasarri rappresenta un mix di rigore professionale e inclinazione artistica ben dosato, che lo rende un personaggio a tutto tondo. Vita professionale e vita privata si fondono e sono inseparabili.
“Ho suonato e cantato insieme ad artisti famosi: i Pooh, i Litfiba, Aleandro Baldi, gli Oro, Vallesi, Gianni Morandi, Piero Pelù, Marco Masini. Sono amico di Pupo, ero tra gli invitati alla sua festa per i 70 anni, ci siamo esibiti insieme più di una volta. Ho partecipato varie volte come musicista cantante alla trasmissione Uno Mattina su Rai 1 e come ospite fisso a La Talpa su Italia 1. Sono cresciuto con la melodia italiana anni ’70, mentre oggi apprezzo i Coldplay, anche se ai concerti si va più per lo spettacolo che per la buona musica. La voce e la chitarra mi hanno aperto tante porte: a casa mia ho ospitato Ronn Moss, il popolare Ridge Forrester della soap opera Beautiful. Oltre che attore, è un apprezzato musicista e abbiamo suonato insieme. Ricordo una serata con lui e Paolo Rossi, l’eroe dei Mondiali del 1982. Ci ha lasciati troppo presto Pablito, mio grande amico, alla festa in sua memoria feci cantare tutti gli azzurri della Nazionale”.
Vasarri ha anche riscoperto un’attività che i nonni paterni avevano intrapreso un secolo addietro, ristrutturando e riaprendo nel centro storico di Montevarchi, sotto il nome di Palazzo Vasarri, una struttura ricettiva di qualità. Inoltre da settembre 2011 è delegato del Valdarno dell’Accademia italiana della cucina, istituzione culturale della Repubblica italiana che opera a livello internazionale per la tutela delle tradizioni gastronomiche.
“Non sono un cuoco, lo premetto, però tra le mie amicizie ho tanti chef e ho avuto la fortuna di frequentare ristoranti di ogni tipologia, in Italia e all’estero. Ormai un buon piatto lo so riconoscere senza timore di sbagliare”.
Per un imprenditore che viaggia a mille all’ora, abituato a dare gas anche quando davanti si profilano curve a gomito, le automobili non potevano non essere un’appendice irrinunciabile della vita.
“Ero un appassionato quando ancora non avevo la patente. La mia prima auto fu un’Alfa Romeo GT 1300 color verde pino. Per anni sono stato un alfista, poi le tedesche mi hanno preso il cuore: Bmw, Mercedes, Porsche hanno un fascino ineguagliabile. In garage tengo parcheggiata anche una Tesla con più di mille cavalli: uno spettacolo, però un’auto a benzina è un’altra cosa. Guidare resta il modo migliore per rilassare corpo e mente, io mi metto sempre al volante anche se devo fare tragitti lunghi. Sono attento, prudente ma confesso che mi piace schiacciare il pedale del gas. Ho frequentato corsi di guida avanzata e di guida sul ghiaccio proprio per questo: un margine di rischio c’è, va declinato nel modo giusto. E’ in auto che mi vengono le idee migliori: a volte tengo la musica in sottofondo, altre ascolto il rumore del motore. Penso, rifletto, spesso scatta la scintilla”.
Il futuro
Il tempo passa, ma l’entusiasmo è lo stesso del primo giorno. La grande esperienza alle spalle si snoda fino al presente e costituisce la base per programmare il futuro.
“Sono sempre stato un accentratore che, per non rimanere schiacciato sotto il peso delle cose da fare, ha dovuto delegare. Vorrei gestire tutto in prima persona ma non è possibile e per fortuna ho avuto staff molto validi che mi hanno aiutato. A tutte le persone che sono state e sono al mio fianco, devo rivolgere un grazie molto riconoscente. Oggi ormai il grosso del lavoro lo sbrigano gli altri, a me restano solo i problemi da risolvere. Il domani? Sarà diverso. Dovremo cimentarci con il mercato delle assicurazioni e dell’energia, il che ci obbligherà ad aggiornare la nostra formazione e le nostre competenze. Abbiamo realizzato una convention aziendale al Mugello dedicata proprio a questo: elaborare nuove idee, nuove strategie in settori differenti da quelli che abbiamo gestito finora. E’ uno stimolo eccezionale per uno come me che ne ha viste tante. Tutto scorre veloce, passa e neanche te ne accorgi. Ma non è un peso, anzi mi fa sentire giovane come ai tempi di Radio Zero”.













