L’attività, le sfide e le innovazioni del Centro Terapia Antalgica nato del 2022. Intervista con Gian Luca Cuneo: “Eliminare il dolore per migliorare la qualità di vita”
C’è un dolore che non si vede, ma che logora la vita. È quello che accompagna milioni di persone ogni giorno: artrosi, fibromialgia, dolori alla schiena, reumatismi, cefalee. Disturbi che non lasciano segni visibili, ma che condizionano il carattere, il sonno, le relazioni e le normali abitudini di vita. È da questa consapevolezza che nel 2022 è nato il Centro Terapia Antalgica di Arezzo, realtà unica nel suo genere in questo territorio, capace di affrontare il dolore in tutte le sue forme con un approccio multidisciplinare. A guidarlo è l’ideatore stesso, il dottor Gian Luca Cuneo, neuroradiologo, specialista in neurologia e terapia del dolore, che ci accoglie raccontandoci come il suo progetto sia diventato realtà.
“Era un’idea che avevo da molti anni”, afferma. “Creare un luogo dove il dolore venisse considerato in tutti i suoi aspetti. Insieme alla mia stretta collaboratrice Erika Bennardi e all’attuale amministratrice Elena Leoni, lo abbiamo concretizzato: un’equipe di specialisti che lavora insieme, confrontandosi anche in presenza del paziente. In questo modo il malato viene accolto da un team multidisciplinare e diventa parte attiva del suo percorso. La nostra filosofia è semplice: non limitarsi a spegnere il sintomo, ma ascoltare e comprendere la storia del dolore, individuandone le cause e valutando come influisce sulla vita del paziente. Solo così si può costruire un percorso terapeutico corretto”.
Come si cura il dolore?
“Mi preme, prima, ricordare che il dolore ha molte voci e non basta metterle a tacere con una terapia sintomatica. Bisogna comprenderne le radici, capire come condiziona la vita quotidiana del paziente, e costruire un percorso che sia personalizzato, realistico ed efficace. Noi curiamo il dolore acuto e cronico”.
Quali sono le principali differenze?
“Il primo caso è quello per cui afferisce da noi il numero più alto di pazienti a causa di lombalgia, sciatalgia, cervicalgia da ernie discali e da patologia degenerativa della colonna vertebrale: i dolori della schiena sono i più diffusi. Poi ci sono quelli muscolo-tendinei e articolari quali l’artrosi e infine quelli più complessi come quelli neuropatici. Nel dolore cronico troviamo le patologie multifattoriali quali le malattie reumatologiche, la fibromialgia, le cefalee, i dolori pelvico-addominali. Per la gestione di questi, lavorano specialisti dedicati in reumatologia, neurologia, gastroenterologia e andrologia. Fondamentale, soprattutto in questi casi, è anche l’applicazione di un supporto psico fisico con tecniche specifiche e colloqui effettuati da psicologhe specialiste nella gestione individuale del dolore cronico, perché il paziente cambia caratterialmente dopo anni di sofferenza; non bastano infiltrazioni o farmaci, serve un supporto completo. Il dolore segue le stesse linee neurologiche della dipendenza, memorizza e porta alle stesse aree emotive, quindi influenza risposte comportamentali, umore e depressioni. Lì si deve intervenire necessariamente con un sostegno e con tecniche specifiche di riadattamento sulla base del consolidato approccio bio-psico-sociale. Discorso a parte merita la fisioterapia e osteopatia ecoguidata, che nel centro viene effettuata con supporto ecografico per meglio valutare l’esatto reclutamento delle strutture muscolo-scheletriche e velocizzare l’apprendimento da parte del paziente degli esercizi necessari alla guarigione”.
Su quali principi si basano le terapie?
“Seguiamo le linee guida nazionali e internazionali, ma ogni percorso è diverso. Il principio fondamentale è l’iter terapeutico a step che parte dalle tecniche infiltrative di base meno invasive con ozono e farmaci sotto rigoroso controllo ecografico fino a quelle di vera e propria neuroradiologia interventistica. Inoltre, siamo tra i pochi in Toscana a utilizzare tecniche come la radiofrequenza e la crioanalgesia per ridurre la sensibilità dolorosa dei nervi, concedendo alcuni anni di benessere a chi soffre di artrosi di ginocchio o spalla e non può sottoporsi a protesi. La nostra regola è chiara: non curiamo i referti o le immagini radiologiche, curiamo il paziente che soffre. Il dolore, per noi, è la vera malattia”.
Ci può parlare delle tecnologie più avanzate recentemente introdotte nel vostro centro?
“Due in particolare, molto recenti e, secondo noi, di alto livello. La prima è l’approntamento di una sala di radiologia interventistica, con un apparecchio radiologico dedicato che ci permette di eseguire procedure mininvasive in anestesia locale su ernie del disco e lombalgie, sotto guida radiologica. Queste procedure ci consentono, quando vi sia una precisa indicazione, di ridurre le ernie discali con l’utilizzo di ozono o laser e di eliminare la lombalgia mediante tecnologie avanzate quali la applicazione di radiofrequenze. La seconda è la stimolazione magnetica transcranica. È una tecnica che utilizza campi magnetici per modulare le connessioni nervose. Negli Stati Uniti è pratica comune nei grandi ospedali; in Italia per lo più solo in centri universitari. La società Neurosalus costituita da neurologi e psicologi professori dell’Università di Siena e di Harvard, ha scelto il nostro centro per applicarla ad Arezzo. Ha un potenziale enorme non solo per la fibromialgia e il dolore cronico, ma anche per cefalee, depressioni, dipendenze e persino per alleviare i sintomi in malattie neurodegenerative come l’Alzheimer nelle fasi iniziali”.
Effettuate anche medicina rigenerativa?
“Sì, con autorizzazione regionale e sotto stretto controllo Usl. Pratichiamo il Prp: dal sangue del paziente ricaviamo piastrine ricche di fattori di crescita, che poi infiltriamo sotto guida ecografica in sede intrarticolare o peri-tendinea per favorire la rigenerazione di cartilagini e tendini. Inoltre, in casi selezionati, proponiamo una terapia infiltrativa con l’Artrhosamid, una sorta di resina che riveste l’osso privo di cartilagine nella gonartrosi non ancora candidata alla protesizzazione”.
Collaborate anche con altre strutture?
“Certo. In particolare col Centro di riferimento regionale per il dolore della regione Veneto gestito dal gruppo Medicina del dolore, per il trattamento delle patologie del rachide più complesse. Nei casi poi in cui non sia possibile evitare l’intervento, offriamo una consulenza neurochirurgica o presso il nostro centro o suggerendo un’alternativa presso specialisti dell’unità spinale di Careggi o della neurochirurgia di Siena. Il nostro obiettivo è offrire al paziente la soluzione migliore, anche quando non possiamo fornirla direttamente”.
Quale messaggio vuole dare a chi soffre di dolore, in particolare cronico?
“Che non deve rassegnarsi. Il dolore non è un destino ineluttabile. Con le tecniche e le competenze giuste può essere curato, e la qualità della vita può sicuramente migliorare”.















