ProEvo srl, attiva sul territorio aretino da tre anni, è una società che cura lo sviluppo delle aziende in materia di sicurezza sul lavoro, qualità, ambiente, privacy. Simone Benetazzo è l’amministratore delegato del gruppo che ha la sua testa in Veneto e Marco Donati il dirigente responsabile in Toscana

ProEvo srl nasce nel 2016 dall’intuizione di semplificare la vita delle imprese di fronte a burocrazia e normative sempre più complesse. Oggi è una realtà nazionale che unisce sicurezza, sostenibilità e formazione, con un approccio integrato che fa della consulenza una leva di crescita. Simone Benetazzo è l’amministratore della holding, nata a Padova, oltreché socio della sede aretina, mentre Marco Donati è l’amministratore delegato di ProEvo srl Toscana, con sede ad Arezzo.

Con lui lavorano e collaborano: Nadia Tumminelli, responsabile dell’ufficio e coordinatrice delle attività; Lorenzo Baldelli, responsabile tecnico; Valentina Lacrimini, responsabile dell’area formazione; Francesco Marchegiani, tecnico della sicurezza; Roberto Thiella, tecnico della sicurezza; Niccolò Buoncompagni e Martina Lapini.

Com’è nata ProEvo srl? E qual era l’idea iniziale che vi ha spinto a creare questa realtà?

Simone Benetazzo: «ProEvo srl nasce nel 2016 a Padova, dalla mia esperienza come tecnico della prevenzione. L’idea era dare alle imprese un interlocutore unico capace di orientarle fra normative sempre più complesse: dalla sicurezza sul lavoro alla privacy, dall’ambiente alla qualità. Troppo spesso l’imprenditore si trova a gestire consulenti diversi che non dialogano fra loro. Noi abbiamo scelto di fare da collettore, semplificando la vita delle aziende».

Marco Donati: «La forza del progetto è data anche dall’ascolto. Fin da subito abbiamo colto le richieste dirette degli imprenditori, che ci chiedevano non solo supporto tecnico, ma qualcuno che li seguisse in modo continuativo, con uno sguardo strategico. La difficoltà iniziale era convincere che questo approccio integrato fosse possibile, ma i risultati hanno parlato per noi».

Oggi siete presenti in diverse regioni italiane: quali sono state le tappe decisive di questa espansione?

Benetazzo: «Dopo il Veneto siamo cresciuti in Piemonte, con uffici a Torino e Asti, poi in Lombardia e in Toscana. La logica è sempre stata quella di verificare se i problemi delle imprese fossero gli stessi anche altrove: e la risposta è stata sì. Con peculiarità normative diverse, ma con un bisogno comune di semplificazione».

Donati: «La crescita non è stata casuale: ci siamo mossi dove il tessuto produttivo esprimeva una domanda forte di servizi avanzati. In Toscana, ad esempio, la scelta è stata frutto di analisi e di sollecitazioni dirette di imprenditori che vedevano un’opportunità concreta».

Quali differenze e somiglianze riscontrate nel modo in cui le imprese italiane affrontano i temi della sicurezza, della formazione e dell’organizzazione?

Benetazzo: «Il problema di fondo è comune: troppa burocrazia, troppe norme che cambiano di continuo. Le aziende piccole e grandi hanno lo stesso bisogno di chiarezza. Cambiano invece le modalità di controllo da regione a regione: ogni territorio interpreta in modo leggermente diverso l’applicazione delle norme, e questo crea complessità per chi opera su più sedi».

Donati: «Il nostro valore è anche quello di armonizzare queste differenze. Portiamo un approccio unico, che aiuta le imprese a sentirsi seguite in modo uniforme, evitando contraddizioni».

Come avete trovato l’accoglienza delle imprese e delle istituzioni locali?

Donati: «Ottima. Ad Arezzo ci siamo inseriti in un tessuto con professionisti già qualificati, e il nostro approccio integrato è stato apprezzato. Le aziende ci hanno aperto le porte con fiducia, tanto che in pochi anni siamo diventati partner di realtà manifatturiere di primo piano».

Benetazzo: «Il riscontro è tangibile anche nei numeri: la crescita del fatturato e delle attività dimostra che la nostra presenza è stata riconosciuta come valore aggiunto».

Quali bisogni avete intercettato qui rispetto alla consulenza e alla formazione?

Donati: «Arezzo è una provincia manifatturiera, con eccellenze nell’oreficeria, nella moda e nella meccanica. Le aziende si trovano sempre più spesso a dover rispondere a richieste di sostenibilità, certificazioni e audit da parte di grandi brand internazionali. Quello che un tempo era visto come un obbligo di legge, oggi è un requisito per restare sul mercato».

Benetazzo: «Abbiamo trovato molta attenzione anche sulla formazione: non più corsi percepiti come un peso burocratico, ma come momenti qualificanti, che aiutano a diffondere consapevolezza reale fra i dipendenti».

Arezzo è un laboratorio per sperimentare nuovi approcci o replicare modelli già consolidati?

Benetazzo: «Entrambe le cose. Da un lato portiamo competenze che altrove sono già consolidate, ad esempio sulla privacy o sui sistemi di gestione. Dall’altro il territorio ci stimola con nuove esigenze, soprattutto sulla sostenibilità, dove stiamo costruendo pratiche che poi esporteremo in altre regioni».

Donati: «Ogni filiale ha una propria identità, perché sono le persone a fare la differenza. La nostra forza è unire queste peculiarità sotto una linea comune».

Che sensibilità avete trovato nelle aziende toscane sul tema della sicurezza?

Donati: «Molto alta. Qui spesso le imprese sono a conduzione familiare: i lavoratori sono considerati parte della famiglia stessa, e questo aumenta l’attenzione verso la loro tutela. C’è consapevolezza che la sicurezza non è solo un obbligo, ma un valore».

Benetazzo: «Negli ultimi anni l’attenzione è cresciuta ovunque, anche grazie alla cronaca che purtroppo ci ricorda quanto il tema sia urgente. La sfida ora è culturale: trasformare la sicurezza da adempimento a mentalità diffusa».

Quali sfide incontrate con le piccole e medie imprese?

Benetazzo: «Le Pmi oggi devono adeguarsi agli stessi standard dei grandi gruppi se vogliono restare nella filiera. Per loro è una sfida perché hanno meno risorse interne, ma proprio qui possiamo dare più valore, diventando un consulente stabile, quasi un partner strategico. Dopo il commercialista e il consulente del lavoro, c’è ProEvo srl».

Donati: «C’è un passaggio culturale importante: da “faccio il minimo per rispettare la legge” a “investo per essere competitivo”. Noi accompagniamo le imprese in questo salto di mentalità».

Quanto contano le collaborazioni con associazioni di categoria ed enti locali?

Donati: «Sono fondamentali. Le associazioni hanno un ruolo di sensibilizzazione e di orientamento per le imprese, anche se talvolta siamo concorrenti sugli stessi servizi. Ma prevalgono il rispetto reciproco e la collaborazione».

Benetazzo: «È un lavoro di ecosistema. Radicarsi significa costruire reti, non solo offrire consulenze».

In cosa l’esperienza aretina si distingue?

Donati: «Ogni territorio ha le proprie peculiarità, ma Arezzo si è dimostrata molto recettiva sul tema della sostenibilità e della responsabilità sociale. Questo ci ha permesso di sperimentare pratiche nuove che oggi stanno diventando patrimonio di tutto il gruppo».

Benetazzo: «Le filiali condividono una linea comune, ma le specificità locali sono un valore. Lo scambio continuo di esperienze è parte integrante del nostro modello».

Quale ruolo immaginate per la filiale di Arezzo nello sviluppo complessivo di ProEvo srl?

Benetazzo: «Arezzo sarà la sede centrale per la Toscana, il punto di partenza per Firenze e le altre province. Stiamo crescendo anche attraverso acquisizioni, perché il nostro obiettivo è rafforzarci sempre più a livello nazionale».

Donati: «Il nostro augurio è che ProEvo srl ad Arezzo non sia solo un’opportunità per noi, ma anche un contributo alla crescita del territorio. Essere al fianco delle imprese significa aiutarle a competere, ma anche a mantenere viva la loro identità».