Nel cuore di Montevarchi un tuffo nella storia geologica del Valdarno Superiore
Dal Chiostro di Cennano di via Poggio Bracciolini, uno dei luoghi più belli del centro storico di Montevarchi, si accede a un museo che da due secoli racconta a grandi e bambini la storia del Valdarno Superiore, da sempre riconosciuto come bacino fossilifero di straordinaria importanza, attraverso i resti della fauna e della flora che popolò la valle a partire da tre milioni di anni fa.
Stiamo parlando del Museo Paleontologico, il più importante della provincia di Arezzo, nato grazie alla preziosa collezione dell’Accademia Valdarnese del Poggio, formatasi oltre due secoli fa con le ricerche promosse da Luigi Targioni Tozzetti nel territorio e con le donazioni private, tra cui una raccolta di fossili che il monaco vallombrosano Domenico Molinari donò al presidente dell’accademia Giacomo Sacchetti.
Nel 1809 la collezione fu visitata da Georges Cuvier, il padre della paleontologia moderna, che lavorò a una prima classificazione dei reperti. Nel 1818 la raccolta venne trasferita dalla prima sede di Figline Valdarno a Montevarchi e dal 1829 fu aperta al pubblico e frequentata da studiosi di tutto il mondo.
Nel periodo fra il 1873 e il 1880 Paolo Marchi e Forsyth Major classificarono 732 reperti e iniziarono a compilare il relativo catalogo. Giovanni Capellini, geologo e paleontologo che resse l’accademia per circa trent’anni, continuò la catalogazione, mentre il museo incrementava il suo patrimonio. L’ultima riorganizzazione degli spazi e dei reperti presenti, che oggi superano quota 3.000, fu completata nel 2014.
La visita al museo montevarchino, sviluppato su due piani e vari ambienti, inizia dalla Sala Grande della Biblioteca, dalla quale comincia per il visitatore un percorso pieno di sorprese, a partire dal cranio completo di difese appartenuto a un “Elephas meridionalis”, il proboscidato più diffuso nel Pleistocene del Valdarno Superiore, ritrovato nella seconda metà dell’Ottocento. La chiusura è invece affidata all’ultima grande acquisizione in ordine di tempo, il fossile di “Mammuthus meridionalis”, soprannominato Otello, scoperto nel 2016 nei pressi di Terranuova Bracciolini e musealizzato l’anno dopo. In mezzo ci sono le variazioni climatiche e ambientali che hanno accompagnato la storia geologica della vallata, con i resti di animali e le piante che nelle varie epoche hanno vissuto la vallata fino alla prima presenza dell’uomo.
Il viaggio temporale si completa con una vetrina finale che riassume le principali fasi dell’evoluzione umana, prima di giungere all’allestimento dei resti del sito di Campitello nei pressi di Bucine, con la ricostruzione di una scena di macellazione con fossili di un giovane elefante “Elephas antiquus” e due selci, di cui una immanicata con pece di betulla che risale a circa 200.000 anni fa.
Nel 2016 il Museo Paleontologico ha ampliato la sua proposta grazie alla nuova Sezione Archeologica “Alvaro Tracchi”, con la quale si approfondisce l’antropizzazione del territorio e la presenza etrusca e romana in area valdarnese. Da segnalare ceramica da mensa, monete, specchi di bronzo, oggetti per la cosmesi e un bellissimo cratere funerario del IV/III secolo a.C.
Una parte dei manufatti di questa sezione è di proprietà dello Stato ma concessa in deposito, un’altra parte è di proprietà dell’Accademia Valdarnese del Poggio. Un ultimo nucleo è frutto dei ritrovamenti dello studioso Alvaro Tracchi.
Il Museo Paleontologico di Montevarchi merita di essere conosciuto e visitato da gente di tutte le età, ma non va visto solo come un luogo di conservazione del patrimonio fossile che va dal Pliocene superiore al Pleistocene inferiore, ma come un centro di studio, ricerca e restauro di grande rilevanza, grazie a collaborazioni scientifiche con le università, le soprintendenze, le scuole e gli enti pubblici di tutta Italia. Un museo affascinante, che ha il grande pregio di educare il visitatore alla storia del territorio in cui gravita da quasi duecento anni.














