Tegoleto capitale della Valdichiana con la prima edizione di un evento che ha riunito un’intera comunità. Concerti, cultura e sapori del territorio: un’idea di Alessandro Sacconi e Gianluca Tonioni che ha conquistato tutti, tra canzoni di Rino Gaetano e abbracci collettivi

Simone Avincola, Alessandro Gori “Lo Sgargabonzi”, Domenico Di Giorgio, Alessandro Gaetano e Alessio Dari in arte Artù. Cosa hanno in comune tre cantautori, un creatore di giochi da tavolo e uno scrittore e comico? La partecipazione alla prima edizione di un festival nato nel cuore della Valdichiana, per la voglia di stare insieme e di riunire la comunità sotto la buona stella della musica e della cultura.

E’ stata Tegoleto, frazione del comune di Civitella in Valdichiana, a fare da cornice al RioFest, evento ideato dal vulcanico Alessandro Sacconi, presidente dell’associazione Comunità & Tegoleto: “Volevamo trovare un modo per promuovere il nostro piccolo paese e ci siamo riusciti con questo festival, che ha conquistato proprio tutti”.

Il 20 settembre il paese della vallata è stato inondato da un fiume di gente, con le note di Rino Gaetano che hanno fatto cantare e ballare il pubblico: “Tante persone così non si sono mai viste a Tegoleto, è stato fantastico”, racconta entusiasta Gianluca Tonioni, proprietario del Tabbe Caffè, realtà che gestisce insieme alle figlie Natascia e Marika.

Il Tabbe Caffè è il bar che si trova nel bel mezzo del piccolo centro, e Gianluca ha appoggiato Alessandro in tutto e per tutto nell’organizzazione dell’evento. Questa collaborazione è stata la combinazione vincente per la riuscita del festival, anche grazie alla terrazza adiacente all’attività che è stata messa a disposizione per lo spazio talk. Un bar che Gianluca ha rilevato nel 2001 e che nel corso degli anni ha sviluppato sempre di più, rendendolo il cuore pulsante del centro e il luogo di ritrovo per tutta la comunità. In molti infatti lo considerano un punto di riferimento perché unisce l’anima del bar di paese allo stile moderno che lo contraddistingue: un mix che fa sentire a casa. Ma tornando al RioFest, Gianluca racconta: “Solo io e Alessandro credevamo nel festival ed eravamo convinti che sarebbe stato un successo. Siamo un duo già rodato, di frequente facciamo eventi insieme qua al bar, ma il festival ha superato ogni aspettativa, siamo orgogliosi di quello che siamo riusciti a creare. A me poi piace creare iniziative a Tegoleto, perché voglio bene al mio paese. Quando la gente è contenta, lo sono anche io: questo ci accomuna con Alessandro. Vedere le tante persone che hanno partecipato al RioFest, andare via felici, è stata la nostra soddisfazione più grande”.

Quello che stupisce di più non è tanto il successo del festival, oltre ogni aspettativa per essere una prima edizione, quanto il fatto che sia stato messo in piedi in appena due mesi. Agli inizi di agosto Alessandro ha lanciato l’idea, fin da subito apprezzata e sostenuta da tutti, compreso Gianluca, soprattutto per la figura che ha fatto un po’ da filo rosso del RioFest: Rino Gaetano, compianto cantautore scomparso 44 anni fa, tutt’oggi molto amato. Ma perché, proprio lui?

“Il legame con Rino nasce da una passione personale che ho sempre avuto per la sua musica, ma anche da ciò che lui rappresenta ancora oggi: un artista libero, ironico, capace di raccontare l’Italia con parole semplici e dirette – racconta Alessandro. La sua è una voce che continua a parlare a tutte le generazioni, dai più giovani ai più grandi. Il RioFest, che nasce proprio con l’intento di unire la comunità, non poteva che ispirarsi a lui”.

E persino il nome di quello che è stato l’evento, RioFest, che prende il nome dal Rio Chiassobuio che scorre sotto Tegoleto, è legato alla sua figura: “Rio richiama anche la nostra voglia di far scorrere energia come un fiume, proprio come facevano le canzoni di Rino”.

La scelta degli artisti, che nel pomeriggio si sono prestati a farsi conoscere dal pubblico nel corso dei talk e che poi si sono esibiti sul palco la sera, non è stata casuale. Si tratta di cantautori, e non solo, in grado di trasmettere emozioni vere, di parlare al cuore del pubblico, con tanto da raccontare e da suonare.

Il RioFest è nato dal sogno di Alessandro, inguaribile affezionato al suo paese, con l’intento di ridare centralità a Tegoleto, creando un momento in cui tutte le generazioni potessero ritrovarsi insieme: “Volevamo un evento gratuito e accessibile, capace di unire la musica con i sapori del territorio, il divertimento con la cultura. È stato un percorso coraggioso, perché partire da zero non è mai semplice, ma l’entusiasmo e la voglia di fare hanno fatto la differenza. Il festival è stato un messaggio di comunità, di riscoperta delle radici e allo stesso tempo di apertura verso nuove forme artistiche”.

La vera forza del RioFest? I volontari che hanno dato il proprio contributo per realizzarlo: “Ogni persona che si è messa a disposizione, anche solo per poche ore, ha portato valore aggiunto. Abbiamo visto i giovani collaborare con i più grandi, tutti mossi dallo stesso entusiasmo: far vivere al nostro paese qualcosa di speciale” – spiega Alessandro.

E poi c’è l’aspetto legato a sponsor e partnership, collaborazioni che sono state costruite con pazienza e fiducia reciproca, perché non c’è stata la ricerca di un sostegno economico, ma di realtà che credessero nel progetto: “E per fortuna le abbiamo trovate: aziende, enti locali e associazioni che hanno visto nel RioFest un’opportunità per investire non solo nella musica, ma in una vera esperienza di comunità”.

La prima edizione è stata un successo, inutile negarlo, ma la testa è già alla seconda. La volontà è crescere, senza snaturare il festival, e Alessandro spiega: “L’obiettivo non è diventare un mega-evento, ma restare autentici, legati al territorio e alle persone. Se in futuro ci sarà modo di espanderci, lo faremo sempre con la stessa filosofia di base: unire musica, arte e comunità.

Mi piace pensare che chi ha partecipato al RioFest, sia tornato a casa con un sorriso, con una canzone in testa e con la sensazione di aver vissuto un momento vero, condiviso. Non è stato solo un concerto, ma un incontro e un abbraccio collettivo. Se anche una sola persona di quelle che hanno partecipato, si è sentita parte di qualcosa di più grande, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo”.