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UP Curiosità

Il petrone di Piazza Grande

Il petrone di Piazza Grande

No, non si tratta dell’antica colonna infame ma oggi sarebbe impossibile immaginare il lato delle logge senza quel pilastro

Fake news

Fake news

Le bufale non circolano solo oggi. Ce ne sono molte, più datate, che riguardano la storia di Arezzo.

Il Campaccio degli ebrei

Il Campaccio degli ebrei

Via Baldaccio d’Anghiari, una collinetta artificiale e un olivo: lì sorgeva il cimitero ebraico. Storia e retroscena di un ANGOLO DI CITTÀ che tanti aretini non conoscono

La Postierla di Pozzolo

La Postierla di Pozzolo

Poco conosciuta ma con una storia densa di retroscena: la postierla è uno degli elementi più caratteristici dell’accesso a nord di Arezzo, situata nel tratto di mura che va da Porta Stufi a Porta San Clemente. Tamponata e poi riaperta nel 1944, oggi è collegata al camminamento intitolato alla ex soprintendente Anna Maria Maetzke

Il monumento a Ferdinando III di Lorena

Il monumento a Ferdinando III di Lorena

Splendido polmone verde della città, ne accompagna da sempre la storia. Dai reperti ritrovati qui, è stato possibile ricostruire la vita di Arezzo nel corso dei secoli, dal neolitico fino ai giorni nostri. Purtroppo oggi, a fronte di una riqualificazione ambientale e sociale della zona, gli scavi sono fermi, con la collina che custodisce ancora chissà quanti e quali tesori

Il pozzo di Tofano

Il pozzo di Tofano

La storia narra di un ricco aretino di nome Tofano, al quale fu data in moglie la bella Ghita. Lei, scontenta del compagno geloso e ubriacone, lo tradì. e l’uomo, sospettando l’infedeltà, la chiuse fuori di casa. Ma con astuzia e un astuto stratagemma, ghita fece in modo di rendere Tofano “cornuto e mazziato”

La hermana  y la herida

La hermana y la herida

Nei giardini del Praticino c’è una scultura che racconta l’incontro dell’artista Abel Vallmitjana con Pablo Neruda e altri mostri sacri della letteratura mondiale

Il lebbrosario di San Lazzaro

Il lebbrosario di San Lazzaro

Un possente edificio lungo via Romana che nella seconda metà del Duecento era la struttura meglio attrezzata per accogliere i malati del territorio. Nel corso del tempo fu trasformato in centro per la lavorazione e il commercio di cereali, attività portata avanti per più generazioni dalla famiglia Gudini fino a pochi decenni fa